Argentina-Inghilterra non sarà mai solo una partita, “fu Maradona che fece deflagrare tutto con le Malvinas”
El Mundo ne ha parlato con uno storico: "gli viene attribuita una frase detta nel tunnel degli spogliatoi in cui ricordava ai compagni di squadra che gli inglesi avevano ucciso i loro ragazzi, amici e vicini"

Argentinian forward Diego Armando Maradona (3rd L) runs past English defender Terry Butcher (L) on his way to dribbling goalkeeper Peter Shilton (R) and scoring his second goal, or goal of the century, during the World Cup quarterfinal soccer match between Argentina and England on June 22, 1986 in Mexico City. Argentina advanced to the semifinals with a 2-1 victory. (Photo by AFP)
Non è mai stata “solo una partita di calcio”. Anche se Scaloni sta provando a disinnescare Argentina-Inghilterra. Non lo era nel 1966, né nel 1982, e certamente non dopo il 1986. E tutti sappiamo perché, da quella doppietta di Maradona. “L’Argentina porta tre M nella sua anima – scrive El Mundo – Maradona, Messi e le Malvinas. Una guerra di 74 giorni che ha causato la morte di 649 giovani ha lasciato il segno sul calcio argentino, per chi l’ha vissuta e per i loro discendenti. Se ne è già sentito l’impatto in Qatar, ma nel 2026 sarà molto più forte”. Ma non solo ai Mondiali.
L’innesco di Maradona
Il quotidiano spagnolo ne ha parlato con uno storico, Carlos Sebastián Ciccone, specialista nello studio della costruzione delle identità nazionali attraverso lo sport e, in particolare, dell’impatto della guerra delle Falkland. Dice che non è mai passata. E che “la figura che fece esplodere tutto fu Diego Maradona ai Mondiali del 1986. C’è un prima e un dopo quel Mondiale”.

“La sua immagine è strettamente legata alle Falkland. Partecipò alla campagna di raccolta fondi di 24 ore durante la guerra e, sebbene non avesse parlato del conflitto prima, perché nessuno glielo aveva chiesto, gli viene attribuita una frase pronunciata nel tunnel in cui ricordava ai compagni di squadra che gli inglesi avevano ucciso i loro ragazzi, amici e vicini”, ricorda.
Da allora, un conflitto diplomatico tuttora irrisolto è presente in ogni stadio argentino. “È vero che c’è stata una reinterpretazione e forse una certa banalizzazione, ma resta comunque una presenza forte come rivendicazione di diritti, perché il conflitto persiste, e come tributo”.