“Allegri non vuole fare spettacolo per lo spettacolo, e ha ragione. Tra lui e Ancelotti non ci sono tutte queste differenze”

Alla Gazzetta lo storico collaboratore Dolcetti: "Mi ha detto che a Napoli non c'era budget anche per me. Non sa vendere i suoi successi. Gli è stata appiccicata una etichetta scorretta ed è difficile togliersela di dosso"

“Allegri non vuole fare spettacolo per lo spettacolo, e ha ragione. Tra lui e Ancelotti non ci sono tutte queste differenze”

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

A Napoli non c’era posto per me per ragioni di budget, zero polemiche

Bella intervista della Gazzetta dello Sport ad Aldo Dolcetti calciatore tecnicamente dotato degli anni Ottanta e soprattutto storico collaboratore di Massimiliano Allegri. Un mese fa, Allegri lo ha chiamato. L’intervista è di Sebastiano Vernazza.

“Max mi ha spiegato che al Napoli, per ragioni di budget, avrebbe dovuto lavorare con uno staff ridotto. Capisco le sue ragioni, non ho pensieri negativi, non farò un millimetro di polemica. Le cose finiscono e bisogna accettare che sia così”.

Dolcetti lavora con lui dal 2014. È una grave perdita e a nostro avviso un grave errore del Napoli. Una persona che dopo un “licenziamento” non fa una bricioli di polemica, è una persona da non perdere. Ma comunque.

Ancelotti Allegri Zazzaroni

I problemi sono iniziati con la stupida contrapposizione giochisti risultatisti

Ecco cosa dice di Allegri:

“Un grandissimo, un top internazionale, anche se all’estero non ha mai voluto allenare. Capisce i giocatori, sa metterli nelle migliori condizioni per farli rendere al massimo. Non si pone davanti a loro, non costruisce un modello di gioco in cui imporre qualcosa. Lascia libertà espressiva. Il suo calcio è libero, aperto e pragmatico. Punta a vincere e a rivincere. Io penso che i problemi siano iniziati con la stupida contrapposizione tra giochisti e risultatisti, montata come una specie di guerra tra il bene e il male, una questione ideologica”.

“Max non vuole fare spettacolo per lo spettacolo, e ha ragione. Gli rimprovero soltanto un difetto di comunicazione. Non è riuscito a “vendere” nel modo giusto i suoi successi, le sue imprese. Ha sempre minimizzato, quando avrebbe dovuto fare un po’ di marketing della vittoria. Sul piano tecnico, tra Allegri e Ancelotti non ci sono tutte queste differenze, ma loro vengono percepiti in modo diverso. A Max è stata appiccicata una etichetta scorretta ed è difficile togliersela di dosso”.