Vardy boccia la Serie A: “Più lenta e difensiva, allenamenti massacranti e il ds che decide tutto”

Nel suo podcast "Jamie Vardy's Having a Party", l'attaccante diche che la serie A è più lenta e difensiva della Premier, allenamenti continui che svuotano e un direttore sportivo che, dice, decide su tutto. Parole dure, ma con qualche verità.

Vardy boccia la Serie A: “Più lenta e difensiva, allenamenti massacranti e il ds che decide tutto”

Mp Bologna 01/12/2025 - campionato di calcio Serie A / Bologna-Cremonese / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: esultanza gol Jamie Vardy

Un anno in Italia non è bastato a fargliela piacere. Jamie Vardy, 39 anni, ha chiuso la sua prima (e probabilmente ultima) stagione in Serie A retrocedendo con la Cremonese, pur restando protagonista con 7 gol. E ora, dal suo podcast “Jamie Vardy’s Having a Party”, si è tolto qualche sassolino: un quadro piuttosto negativo del nostro calcio.

Vardy boccia la Serie A: “Più lenta e difensiva della Premier”

Il giudizio è una bocciatura netta, soprattutto per i giocatori non più giovanissimi. Rispetto all’Inghilterra, racconta l’ex bomber del Leicester, il calcio italiano gli è sembrato molto più lento e molto più difensivo: un altro sport, lontanissimo dai ritmi della Premier League a cui era abituato da una vita.

“Il calcio italiano rispetto a quello inglese è molto più lento, più difensivo. L’allenamento è continuo: corri, corri, corri. Poi vai in partita e non hai più niente da dare. Non è bello quando hai 38, 39 anni. Ma non solo per me. Qui funziona così. E il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto, è pazzesco”.

Gli allenamenti che svuotano e il potere del ds: “È pazzesco”

Ma a stupirlo non è stata solo la lentezza in campo. È stato soprattutto il lavoro settimanale: allenamenti continui, “corri, corri, corri”, al punto da arrivare alla partita already scarico, senza più nulla da dare. Un problema, dice, non solo suo ma di tutti, e particolarmente pesante a 38-39 anni. C’è poi un secondo bersaglio: il peso del direttore sportivo, che a suo dire ha voce in capitolo praticamente su ogni cosa. Una dinamica che, per uno cresciuto nel modello inglese, è parsa semplicemente assurda.

L’aneddoto di Bologna: il giorno libero e poi tutti di nuovo in campo

“Prima della partita in casa del Bologna abbiamo fatto quello che facciamo di solito in Inghilterra, abbiamo avuto un giorno libero dopo la partita. Tutti sono entrati in campo freschissimi e abbiamo vinto per 3-1. Tutti erano euforici. Quindi nella mia testa pensavo: ‘Bene, continueremo così’. E invece… no, siamo tornati ad allenarci tutti i giorni, perché ‘Questa partita è davvero importante’. Ma come? Tutte le partite lo sono, non c’è differenza, almeno questa è la mia mentalità”.

Vardy Leicester championship

 

Per spiegare la differenza di mentalità, Vardy ha raccontato un episodio. Prima della trasferta di Bologna, la squadra si era concessa un giorno libero dopo la gara precedente, all’inglese: tutti erano scesi in campo freschi e avevano vinto 3-1, con grande euforia. Lui aveva pensato che si sarebbe continuato così. E invece no: ritorno ad allenarsi ogni giorno, perché “quella partita era davvero importante”. Peccato che, nella testa di Vardy, lo siano tutte allo stesso modo.