Mondiali 2026, un arbitro accusato di un gesto di “supremazia bianca” in diretta: la Fifa apre un’indagine
L'australiano Shaun Evans è stato inquadrato nella sala Var durante Germania-Curaçao mentre eseguiva un gesto che diverse organizzazioni antirazziste associano agli ambienti suprematisti. La Fifa sta esaminando le immagini e ha modificato le inquadrature degli arbitri.

I Mondiali 2026 hanno già il loro primo caso fuori dal campo. Non riguarda un giocatore, ma un ufficiale di gara: l’australiano Shaun Evans, finito al centro delle polemiche dopo essere stato ripreso in televisione mentre faceva un gesto che alcune organizzazioni impegnate contro le discriminazioni considerano riconducibile alla supremazia bianca. L’episodio è avvenuto domenica durante la partita inaugurale della Germania, che ha travolto 7-1 il debuttante Curaçao all’NRG Stadium di Houston.
Cosa è successo durante Germania-Curaçao
Tutto è nato da un’inquadratura di pochi secondi. Quando la regia ha mostrato la sala VAR prima del match, le telecamere hanno ripreso Evans con la mano abbassata: pollice e indice uniti a formare un cerchio, le altre tre dita distese. Lo scatto ha iniziato a circolare immediatamente su X e sugli altri social, accompagnato dall’accusa di aver mostrato consapevolmente un simbolo dal significato ambiguo proprio nel momento in cui sapeva di essere ripreso.
Evans non è un volto qualsiasi: è un arbitro di lungo corso della massima serie australiana, la A-League, e fa parte del gruppo di ufficiali selezionati dalla FIFA per il torneo.
🤦♀️ No se le ha ocurrido otra cosa a Shaun Evans, en el VAR, que hacer la gracia cuando le enfocaban antes del Alemania-Curaçao
🎙️ @itu_edu: “Deja de hacer el gilipollas”
❌ Veremos si entra la FIFA y toma medidas
⚽ #Mundial2026 pic.twitter.com/7Yr1JhneVK
— Carrusel Deportivo (@carrusel) June 14, 2026
Perché quel gesto fa discutere
Il segno in questione è quello universalmente noto come “OK”: pollice e indice a cerchio, le altre dita aperte. Negli ultimi anni, però, lo stesso gesto è stato adottato da alcuni gruppi dell’estrema destra come simbolo di “White Power“: secondo questa lettura, le tre dita distese formerebbero una “W” e il cerchio una “P”.
L’associazione con l’estremismo è diventata nota a livello globale soprattutto dopo che l’attentatore di Christchurch, Brenton Tarrant — autore della strage nelle due moschee neozelandesi in cui nel 2019 morirono 50 persone — lo mostrò durante un’udienza in tribunale. Da allora il segno compare nella lista dei simboli d’odio monitorati dall’Anti-Defamation League.
L’indagine della FIFA e l’appello del Fare Network
La pressione più dura è arrivata dal Fare Network, l’organizzazione che da anni combatte le discriminazioni nel calcio. In una nota molto netta, il gruppo ha chiesto alla FIFA di agire subito: secondo i loro esperti il gesto “somiglia chiaramente a un segno ‘OK’ capovolto, usato come simbolo del ‘White power’ negli ambienti di estrema destra di tutto il mondo”. Il Fare si è spinto oltre, sostenendo che un supervisore VAR non possa “usare quel simbolo in un evento globale proprio nel momento in cui sa che le telecamere sono puntate su di lui” e chiedendo che l’arbitro non abbia più alcun ruolo nel torneo.
O cidadão no VAR de Alemanha e Curaçao fez um gesto com as mãos que é associado a um símbolo de supremacia branca.
Que bizarrice. pic.twitter.com/dEePXDPeyd
— TB 🇧🇷 (@TottenhamBrasil) June 14, 2026
La FIFA, che da anni promuove campagne contro razzismo ed estremismo, sta valutando le immagini. Non ha annunciato provvedimenti cautelari immediati e, nelle prime ore dopo lo scoppio del caso, non aveva diffuso commenti pubblici. Un segnale, però, è arrivato: nelle due gare successive — Costa d’Avorio-Ecuador e l’incontro seguente — le regie hanno smesso di presentare la squadra VAR in posa davanti alle telecamere, mostrando gli ufficiali soltanto mentre guardano i monitor.
Un simbolo dai molti significati: l’invito alla prudenza
La vicenda resta comunque controversa. Persino chi monitora i simboli d’odio invita alla cautela: l’Anti-Defamation League, che dal 2019 include il segno nella sua lista “Hate on Display”, ricorda che lo stesso gesto conserva moltissimi usi del tutto innocui, a partire da quello tradizionale per indicare approvazione. In Australia, inoltre, molti hanno fatto notare che il segno è parte di un gioco informale molto diffuso, in cui chi viene “ingannato” a guardare la mano sotto la cintura perde la sfida.
Non sarebbe il primo caso del genere: negli ultimi anni un membro della Guardia Costiera statunitense fu allontanato per accuse analoghe, i Chicago Cubs vietarono l’ingresso allo stadio a un tifoso ripreso mentre faceva il gesto e, più di recente, un preparatore atletico di un club di MLS fu licenziato dopo un episodio simile.
Per ora restano le accuse, l’indagine aperta e una FIFA chiamata a decidere se chiedere chiarimenti a Evans, archiviare il caso o prendere provvedimenti. La sensazione è che, in un Mondiale già accompagnato da polemiche su visti, immigrazione e biglietti, l’ultima cosa di cui l’organizzazione avesse bisogno fosse un caso del genere a pochi giorni dal via.