“Mi dispiace non poter più giocare a tennis”: il tarlo di Federica Brignone dopo l’infortunio

In un'intervista a Il Messaggero confessa il suo tarlo: "Mi dispiace molto, ora, non poter giocare a tennis per via dell'infortunio al ginocchio"

“Mi dispiace non poter più giocare a tennis”: il tarlo di Federica Brignone dopo l’infortunio

Italy's Federica Brignone reacts in the finish area after competing in on the podium of the women's super-G event during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games at the Tofane Alpine Skiing Centre in Cortina d’Ampezzo on February 12, 2026. François-Xavier MARIT / AFP

Anche chi ha vinto tutto convive con qualcosa che gli manca. Federica Brignone lo ha confessato in un’intervista a Il Messaggero, rivelando il pensiero che la rode dentro: “Mi dispiace molto, ora, non poter giocare a tennis per via dell’infortunio al ginocchio, che ha lasciato strascichi. Se potessi tornare a farlo, andrebbe molto meglio”. Un dettaglio quasi banale per chiunque, ma che per un’atleta totale come lei diventa una privazione che pesa.

Eppure parliamo dell’impresa più clamorosa dello sport italiano recente: il doppio oro in Gigante e SuperG a Milano Cortina, lo scorso febbraio, arrivato a pochi mesi da un infortunio che avrebbe chiuso la carriera a chiunque. A 35 anni, con in bacheca 7 Coppe del mondo, 5 medaglie olimpiche e 5 mondiali, Brignone potrebbe pensare al dopo. E invece no.

Il danno permanente: “Come un’invalidità”

La rinascita ha avuto un prezzo, e lei lo racconta senza filtri: “Dentro mi è rimasta la placca al ginocchio, le viti dentro la tibia e un bel problema alla gamba”. Il bilancio è duro: “La mia vita è cambiata, e non in maniera positiva dal punto di vista della salute”. Il quadro fisico è quello di una ferita che non si rimargina del tutto: “Non posso correre, non posso giocare a tennis. La tibia non tornerà come prima, e neppure il ginocchio. Ho un danno permanente, come fosse un’invalidità”. Una condizione che convive con la voglia, indomabile, di reagire: «Ma combatto sempre per migliorare».

“I miracoli non esistono, ci vuole olio di gomito”

Allora come si vincono due ori olimpici in quelle condizioni? Brignone respinge la parola “miracolo”: “Secondo me i miracoli non esistono. È che ci vuole un sacco di olio di gomito. Bisogna sopportare il dolore e avere voglia di andare al di là dei limiti che ci poniamo”. È la sua filosofia, e anche il messaggio che spera di aver lasciato: “Questa storia mi ha tirato fuori qualcosa di forte e potente dentro la testa. Ho capito che a volte i limiti stanno solo nella nostra testa”.

Il futuro: tornare sugli sci

E il ritiro? La domanda che tutti le fanno trova una risposta che sa di sfida. Il suo programma, racconta, è già fittissimo: “Torno al J Medical per curarmi la gamba, è il primo obiettivo. Preparazione atletica per tutta l’estate. Poi a fine estate si vedrà la situazione, proverò a rimettere gli sci”. Niente addio, dunque, ma lavoro quotidiano: “Fare terapia per mettermi in condizione di sciare. Questo tutti i giorni, ovviamente”.