Il pezzotto in Italia vale 2,3 miliardi di fatturato perso, lo usano 20 milioni di persone

Lo dice l'ultima indagine Fapav/Ipsos Doxa: il 37% della popolazione italiana pirata quasi tutto, soprattutto i film

Il pezzotto in Italia vale 2,3 miliardi di fatturato perso, lo usano 20 milioni di persone

Mg Milano 01/05/2021 - campionato di calcio serie A / Milan-Benevento / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: cameramen

La battaglia contro il pezzotto è anche una guerra di numeri. Sono quelli che aiutano spesso a dare forma al fenomeno più della retorica d’assalto che si usa in genere per raccontare un problema enorme, sovranazionale e per questo difficilissimo da combattere (con un po’ di questioni diplomatiche accessorie). Per esempio: il danno complessivo per l’Italia “dovuto alla diffusione dei comportamenti pirata è stimabile – secondo l’ultima indagine Fapav/Ipsos Doxa – in 2,3 miliardi di euro di fatturato perso, con una perdita di Pil di 902 milioni di euro, mancate entrate fiscali per 408 milioni di euro e circa 11.100 posti di lavoro persi o mancate opportunità occupazionali”.

La Fapav è la Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, ha promosso lo studio e l’ha presentato a Roma in occasione degli “Stati Generali della lotta alla pirateria tra cooperazione, tecnologia e sicurezza”. Stati Generali è un nome roboante che a sua volta rende abbastanza il livello della presa in carico del problema. Non è una questione solo aderente al calcio, ma certo il calcio è il suo cuore narrativo.

Venti milioni di italiani usano il pezzotto

Nel 2025 l’incidenza della pirateria di contenuti audiovisivi (e quindi un po’ tutto: film, serie, programmi televisivi e sport live) si attesta al 37% della popolazione italiana, sia nella fascia 10-14 anni sia in quella dai 15 anni in su, corrispondente a circa 20 milioni di italiani”. L’indagine per la verità coglie una tendenza in diminuzione: -4% rispetto al 2024, -7% rispetto al 2023. Significa che oltre un milione di persone ha smesso di usare il pezzotto negli ultimi due anni, soprattutto tra i più giovani. Gli adulti nel 2025 hanno commesso “290,6 milioni di atti di pirateria”, però comunque in calo del 9% rispetto al 2023.

il calcio è un business calcio italiano simonelli Tar

Il giudizio morale sul pezzotto resta un po’ ambivalente. “Se da un lato – si legge nel comunicato dell’evento – il 60% della popolazione adulta italiana considera la pirateria un comportamento grave da perseguire legalmente (dato stabile rispetto agli anni precedenti), dall’altro tra i pirati stessi solo il 48% riconosce la gravità delle proprie azioni, con il 42% che le considera per nulla gravi. Tra i fruitori di IPTV illegali, il 72% riconosce che queste pratiche arrecano danni all’economia e alla società. Più della metà degli italiani (56%) è comunque consapevole del legame tra pirateria audiovisiva e circuiti criminali”.

Ma i più piratati restano i film

A due anni dall’entrata in vigore della nuova legge antipirateria, comunque, il 71% degli adulti ne conosce l’esistenza, e il 62% la considera efficace. Il 60% dei pirati adolescenti ritiene probabile essere scoperto e punito, un dato superiore a quello registrato tra gli adulti. Il 70% degli adulti ritiene efficace il Piracy Shield, la piattaforma dell’Agcom per il blocco tempestivo dei siti illeciti con contenuti in diretta e di prima visione, percentuale che sale al 77% tra coloro che piratano eventi sportivi live”.

Al di là della percezione “sportiva”, lo studio conferma che i contenuti più piratati restano i film (28%), seguiti da serie e fiction (23%), programmi televisivi (19%) e sport live (14%).