Il giornalista di Repubblica Crosetti a rischio scorta, ha scritto l’elogio del catenaccio

Agitazione in redazione. La Digos: “ma come vi è venuto in mente?”. Minacce dal gruppo eversivo “La difesa è un furto”. Rischia l'accusa di blasfemia

Il giornalista di Repubblica Crosetti a rischio scorta, ha scritto l’elogio del catenaccio

Cape Verde's goalkeeper #01 Vozinha throws the ball during the 2026 World Cup Group H football match between Spain and Cape Verde at the Atlanta Stadium in Atlanta on June 15, 2026. (Photo by Roberto SCHMIDT / AFP)

Minacce di tortura via email

C’è molta tensione al quotidiano la Repubblica. Alle ore 10.51 il noto giornalista sportivo Maurizio Crosetti, con notevole sprezzo del pericolo, ha firmato sull’edizione on line un articolo così titolato: “Da Capo Verde all’Australia: il ritorno del caro vecchio catenaccio”. Neanche il tempo di essere condiviso sui social che sono cominciati i primi strani movimenti. Telefonate anonime. Mail in cui venivano evidenziati originali metodi di tortura come assistere ad azioni di 128 passaggi consecutivi senza mai un tiro in porta: “Così ti educheremo, insolente”. Fino alla comparsa del gruppo eversivo “La difesa è un furto” con chiari richiami a Proudhon vecchia mezz’ala francese divenuto poi celebro come allenatore che non schierava mai difensori e il portiere aveva sempre le mani legate dietro alla schiena. Il vero portiere gioca solo con i piedi.

Alla Digos sono balzati dalla sedia. “Ma come vi è venuto in mente? Non li leggete i giornali? E nemmeno i social? Non è più tempo per scrivere queste cose”.

Crosetti trasferito in una località segreta

Effettivamente il cronista si è lasciato andare. Con frasi sfacciatamente provocatorie come ad esempio: “L’ossessione tatticista che ha infarcito il calcio contemporaneo e infestato il vocabolario lo chiamerà in altro modo, o non lo nominerà affatto. Come se difendersi ad oltranza, con marcature a uomo non meno invasive e necessarie di una visita dall’urologo, fosse l’imperdonabile marchio di un football cavernicolo e non, come di fatto è, un modo di sopravvivere mettendo un giorno dopo l’altro, una partita dopo l’altra, scoprendosi alla fine ancora vivi”. Qua siamo nel codice penale, è blasfemia bella e buona.

Poi dici che uno non se la va a cercare. E addirittura ha provato ad argomentare seguendo quella che un tempo veniva definita logica: Ha fatto catenaccio l’Australia contro la Turchia, ha fatto catenaccio Capo Verde contro la Spagna: e che doveva fare? Lanciarsi all’assalto come Curaçao (buon sangue olandese non mente) contro i tedeschi, prendendone sette?”. Francamente indifendibile Crosetti. E poco ha cambiato la frase: “Non si vuole qui cantare l’ode al catenaccio”. Nessuno gli ha creduto.

Le ultime notizie, non confermate, lo danno trasferito in una località sconosciuta dove dovrebbe rimanere fino al termine dei Mondiali.