Dalla Mano de Dios di Maradona a Messi: i momenti più iconici dei Mondiali

I momenti iconici dei Mondiali: le immagini che non sbiadiscono, che ci hanno fatto esultare, piangere o restare a bocca aperta.

Dalla Mano de Dios di Maradona a Messi: i momenti più iconici dei Mondiali

Bildnummer: 01037656 Datum: 22.06.1986 Copyright: imago/Sven Simon Diego Armando Maradona (li., Argentinien) besorgt gegen Torwart Peter Shilton (England)

Ogni Mondiale, prima ancora di cominciare, riaccende la memoria. Con l’edizione 2026 alle porte — quella tra Usa, Messico e Canada, di cui abbiamo già mappato i 16 stadi — abbiamo provato a scegliere i momenti iconici dei Mondiali, quelli che restano scolpiti. Senza pretesa di verità assoluta: è la nostra classifica, e parte da dove deve partire.

1. Maradona, la Mano de Dios e il Gol del Secolo (1986). Quattro minuti, Argentina-Inghilterra, e due immagini opposte: il pugno che inganna il mondo e i sessanta metri palla al piede che lo incantano. Sacro e profano nello stesso uomo. Per noi non è in classifica: è la classifica.

2. Messi alza la Coppa (2022). A Doha, l’unico trofeo che mancava al più grande della sua generazione. Una finale folle contro la Francia, i rigori, e il cerchio che si chiude. La consacrazione attesa una vita intera.

3. La testata di Zidane (2006). L’addio più umano e clamoroso di sempre: un fuoriclasse che lascia il calcio non con un trofeo, ma con un gesto d’orgoglio verso Materazzi nella finale di Berlino. Tragedia e poesia.

4. L’urlo di Tardelli (1982). Dopo il gol al Bernabéu nella finale col West Germany, Marco Tardelli corre con il volto stravolto dalla gioia e dalle lacrime. È l’immagine stessa di cosa significhi segnare in una finale mondiale. Più tardi, il presidente Pertini sugli spalti, incredulo e felice.

5. Il rigore di Baggio (1994). Pasadena, finale col Brasile. Il Divin Codino, trascinatore di quell’Italia, calcia alto l’ultimo rigore e resta lì, immobile, le mani sui fianchi. La malinconia più dolorosa della nostra storia, eppure indimenticabile.

6. Grosso e il rigore di Berlino (2006). L’Italia campione del mondo per la quarta volta. Fabio Grosso che trasforma l’ultimo tiro dal dischetto e Cannavaro che alza la Coppa: l’ultima notte azzurra davvero felice, prima del lungo declino.

7. Il Maracanazo (1950). L’Uruguay che zittisce duecentomila brasiliani al Maracanã, ribaltando il pronostico nella partita decisiva. La prova che ai Mondiali nessun favorito è al sicuro.

8. Pelé ragazzino (1958). A diciassette anni un brasiliano sconosciuto incanta la Svezia e vince da protagonista. La nascita di un re, e di un mito globale.

9. Il 7-1 di Belo Horizonte (2014). La Germania che umilia il Brasile in casa, in semifinale. Una ferita nazionale così profonda da essere entrata nel linguaggio comune. Lo sport che diventa storia collettiva.

10. L’Arabia che batte l’Argentina (2022). L’inizio della corsa di Messi parte da una sconfitta clamorosa contro i sauditi. La dimostrazione che anche le favole più belle, ai Mondiali, cominciano spesso da uno schiaffo.