L’accordo Fifa-Fifpro che cambia il mercato dal 2027: una fetta dei trasferimenti ai calciatori, e basta “fuori rosa”

Dopo la sentenza Diarra, FIFA e FIFPRO firmano un'intesa storica: dal gennaio 2027 i calciatori meno pagati avranno una quota minima del 5% sui trasferimenti. In cambio, il sindacato ritira le cause contro la FIFA.

L’accordo Fifa-Fifpro che cambia il mercato dal 2027: una fetta dei trasferimenti ai calciatori, e basta “fuori rosa”

Miami 29/06/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Flamengo-Bayern Monaco / foto Imago/Image Sport nella foto: Gianni Infantino ONLY ITALY

È una di quelle notizie che non fanno rumore come un colpo di mercato, ma che il mercato lo cambiano per davvero. La Fifa e la Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, hanno chiuso un accordo che riscrive il sistema dei trasferimenti e, soprattutto, sposta un po’ di potere dalla parte di chi gioca. È il punto d’arrivo del lungo dopo-Diarra, la sentenza europea che nell’ottobre 2024 aveva fatto traballare l’impianto delle regole FIFA.

Dal 2027 i calciatori incassano una fetta dei trasferimenti: minimo 5%

La novità più concreta entra in vigore a gennaio 2027 e riguarda i meno tutelati. I giocatori con uno stipendio annuo pari o inferiore a 150.000 euro avranno diritto a una quota diretta dell’indennità di trasferimento generata dal loro passaggio: un minimo del 5%, versato direttamente dal club che vende. Il principio è semplice e, a dirlo, persino ovvio: se il talento di un calciatore produce valore, una parte di quel valore deve tornare a lui — e non solo a società e intermediari. Una misura pensata per le fasce basse del professionismo, quelle dove i trasferimenti arricchiscono tutti tranne il diretto interessato.

L’articolo 17 cambia e finiscono i “fuori rosa” punitivi

Il cuore tecnico è la riforma dell’articolo 17, la norma finita sotto accusa nel caso Diarra. Cambia la filosofia degli indennizzi in caso di rottura del contratto: il valore residuo dell’accordo diventa la soglia minima di riferimento, e non potrà più essere tagliato solo perché il giocatore, dopo un torto subìto, ha trovato un’altra squadra. Per le condotte abusive sono previste penali fino a sei mensilità, mentre i pagamenti arretrati matureranno un interesse dell’8%. Ma il passaggio più “umano” è un altro: vengono messe al bando alcune pratiche che per anni hanno colpito i calciatori, dalle retrocessioni punitive agli allenamenti in isolamento — i famigerati “fuori rosa” usati come strumento di pressione — fino al trattenimento dei passaporti. Restano invece incoraggiate, se proporzionate, le clausole rescissorie: il filo conduttore di tutto il dopo-Diarra.

I giocatori entrano nella stanza dei bottoni (e FIFPRO ritira le cause)

C’è poi la parte politica, accompagnata da un Memorandum valido fino al 2031. Nasce una “piattaforma globale di dialogo sociale” in cui le future modifiche alle regole sui trasferimenti saranno negoziate insieme, per consenso e non più per decisione unilaterale della Fifa. La Fifpro avrà un posto da osservatore con diritto di parola nel Consiglio Fifa, e suoi esperti entreranno negli organi giudicanti. Sul tavolo finiscono anche il carico di lavoro e i calendari oltre il 2030, il calcio femminile e il rilancio del Fifa Fund for Players. In cambio, però, il sindacato fa un passo che vale quanto tutto il resto: ritira i ricorsi contro la Fifa e invita a prendere le distanze dalla class action della fondazione “Justice for Players”.

Cosa cambia davvero

E qui sta il punto su cui vale la pena ragionare. Sulla carta è una vittoria dei calciatori: più tutele, una fetta dei trasferimenti, la fine di certi abusi e una sedia al tavolo delle decisioni. Ma è anche il modo con cui la FIFA di Infantino disinnesca il fronte giudiziario aperto dopo Diarra, trasformando lo scontro in cooperazione. Dipende da come la si guarda: la fine di una guerra, o l’inizio di una pace molto conveniente per chi quel sistema lo governa. Per una volta, comunque, a guadagnarci sembrano essere soprattutto i giocatori meno famosi. Ed è già una notizia.