Serie A verso il record negativo dei gol: dopo i due 0-0 della 35esima la media scende ancora a 2,41
Il sabato della 35esima giornata di Serie A consolida il record negativo dei gol di questa stagione. Como-Napoli 0-0 e Atalanta-Genoa 0-0, in tutto solo 2 reti in 3 partite: la media stagionale scende da 2,43 a 2,41, il dato peggiore dal ritorno a venti squadre nel 2004/05. Quota 900 gol totali è in bilico, e siamo ancora a tre giornate dalla fine.

Dc Napoli 10/02/2026 - Coppa Italia / Napoli-Como / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Jean Butez
Il sabato della 35esima giornata di Serie A è il manifesto perfetto della stagione. Tre partite, due zero a zero, due reti in tutto. Como-Napoli si chiude sull’inevitabile pareggio del Sinigaglia, Atalanta-Genoa replica con la stessa formula a Bergamo, l’unica gara con dei gol è Udinese-Torino (2-0). Sommato al Pisa-Lecce di venerdì (1-2), il bilancio del weekend fino a stasera è di 5 reti in quattro partite. La media stagionale, che già era la peggiore da vent’anni, scende ulteriormente. Da 2,43 a 2,41 gol a partita.
Record negativo gol Serie A: 830 in 344 partite, media 2,41
I numeri parlano da soli. La Serie A 2025/26 ha realizzato 830 gol in 344 partite. Per chiudere sopra quota 1.000 — soglia che fino a tre anni fa era considerata fisiologica — servirebbe una media di 4,72 reti a partita nelle ultime 36 di campionato. Più che improbabile: irreale. Persino quota 900 è in bilico: bastano 1,95 reti a partita nelle ultime 36 per evitare l’umiliazione, ma considerando che il sabato della 35esima si è chiuso a 1,25 di media (5 gol in 4 partite), il rischio di scendere sotto i 900 totali si fa concreto. Sarebbe il record negativo dal ritorno a venti squadre nel 2004/05.
E non è solo il dato del ventennio. Come scrivevamo ad aprile sulla scorta dei dati Opta, la media attuale è la peggiore degli ultimi trentadue anni. Trentadue. Per ritrovare un dato simile bisogna risalire ai primi anni Novanta, quando il calcio italiano era un’altra cosa.
Quattro stagioni di fila sotto quota mille: 974, 992, 973 e ora 830
Il triennio nero sta per diventare quadriennio, e la curva è impietosa. Nel 2022/23 la Serie A aveva chiuso a 974 reti, media 2,56. Nel 2023/24 a 992 e 2,61 (il punto più alto del crollo, ironicamente). Nel 2024/25 a 973 e 2,56. Tre stagioni consecutive sotto i 1.000 gol — eventualità che, dal ritorno a venti squadre, si era verificata solo due volte: nel 2010/11 (955 reti) e nel 2015/16. Erano eccezioni, allora. Sono diventate la regola.
Quest’anno, con 830 reti a tre giornate dalla fine, la quarta stagione consecutiva sotto quota mille è praticamente certificata. E sarà la più povera di tutte. C’è anche il rischio concreto, per la prima volta in un torneo a venti squadre, di un capocannoniere sotto le 20 reti. Lautaro Martinez è in testa con 15 gol, alla pari con Riccordo Orsolini: in dicembre il Guardian lo definì “l’unico capace di segnare in una Serie A povera di gol”. A cinque mesi di distanza, e con la stagione quasi finita, la fotografia è la stessa.
Portieri imbattuti d’Europa, gli italiani dominano (per sottrazione)
L’aneddoto che meglio fotografa cosa sia diventata la Serie A è continentale. Nella classifica europea dei portieri con più clean sheet, in vetta, parla quasi soltanto italiano. Butez del Como — che oggi ha appena salvato la sua porta inviolata contro il Napoli — è in testa con Raya dell’Arsenal a 16 partite senza subire gol. Svilar della Roma è terzo. Poi Maignan, Sommer, Di Gregorio (13), Provedel e Carnesecchi (12). Sette portieri di Serie A nella top ten continentale.
Sembrerebbe il manifesto della scuola difensiva italiana. È invece il contrario: i nostri portieri non subiscono gol perché, di fronte, non c’è quasi nessuno che sappia farli. È la stessa Serie A in cui, come scrivevamo a gennaio, anche i gol che si segnano arrivano in larga parte da palle inattive — calcio piazzato, mischia, secondo palo. Spettacolo zero.
La paura di perdere ha vinto sulla voglia di giocare
I motivi del record negativo gol della Serie A sono due, profondamente intrecciati. Uno è economico: la Serie A non ha più i mezzi per attrarre o trattenere bomber veri, e infatti tra i quattro giocatori sopra i dieci gol (Lautaro, Paz, Thuram, Douvikas) gli italiani non ci sono. Per trovarli bisogna scendere a otto (Scamacca, Pinamonti, Orsolini, Kean). Il secondo è culturale: la filosofia dominante resta conservativa, l’imperativo è ‘non prenderle’, il feticcio è il “corto muso”. Una volta trovato l’1-0, ci si barrica e si specula.
A questa filosofia il regolamento dà una mano: gli scontri diretti contano più della differenza reti generale, segnare un quinto gol sull’1-4 non serve. In Premier, in Bundesliga e in Ligue 1 ogni rete pesa per tutta la stagione. Da noi no. Si aggiunga che, come certifica un’analisi di marzo, in Serie A si gioca meno che in qualsiasi altro top campionato — 27 falli a partita, 53 minuti di pallone effettivo — e si capisce perché si segni così poco: meno tempo di gioco, meno occasioni, meno gol.
A questo punto si rischia anche di andare sotto i 900 gol totali. Sarebbe l’ultimo bastione che cade. La Serie A entrerebbe in un capitolo del proprio almanacco che nessuno aveva mai aperto. Ma il sospetto è che, a quel punto, non se ne accorgerà nessuno: se il prodotto non si guarda più, il record negativo dei gol è solo l’ultima delle conseguenze. Non la causa.