“Se non sei disposto a morire non puoi vincere”: il ciclismo è diventato uno sport estremo
Per la Faz il ciclismo ha un problema, ed è un problema generazionale: i giovani se ne fregano del rischio che si corre e osano troppo

Tolosa (Francia) 17/07/2019 - Tour de France / foto Panoramic/Insidefoto/Image Sport nella foto: Caleb Ewan-Dylan Groenewegen ONLY ITALY
Il ciclismo su strada è diventato quasi uno sport estremo. Le volate, soprattutto. Che seguono un principio semplice – scrive la Faz – “tutti conoscono le regole, ma nessuno le rispetta”. E in quei momenti contano sì le gambe, ma anche tantissimo il coraggio. Il giornale tedesco coglie lo spunto del devastante incidente di massa che si è verificato nello sprint finale della prima tappa del Giro d’Italia per sviscerare un tema: sta diventando pericolosissimo (e spettacolare). E “sembra che nel gruppo sia scoppiato un vero e proprio conflitto generazionale”.

I giovani se ne fregano dei rischi del ciclismo
Rolf Aldag, ex ciclista professionista, poi team manager e ora commentatore televisivo dice che come velocista, con il tempo si acquisiscono routine e classe, “ma non si vince se non si è più disposti a dare il massimo”. I corridori più giovani, invece, spesso “non si preoccupano affatto” di una caduta. “Sono tutti pazzi”.
“Se non aver rischiato la vita in una gara è considerato uno svantaggio significativo, allora quello sport ha un problema. E va affrontato immediatamente”, conclude la Faz.