Se il calcio è uno show, perché tanta paura dei turisti tifosi?
A noi sembra una tendenza logica oltre che auspicabile. Se il risultato non conta più, perché non dovrebbe essere uno spettacolo come altri? I vecchi tifosi, se avranno i soldi, se ne staranno nel loggione

A fan of Inter Milan cheers for his team ahead of the FIFA Club World Cup 2025 Group E football match between Italy's Inter Milan and Japan's Urawa Red Diamonds at the Lumen Field stadium in Seattle on June 21, 2025. (Photo by JUAN MABROMATA / AFP)
C’è una singolare contraddizione nel racconto del calcio. Da un lato, è sempre più dominante la narrazione del calcio come spettacolo. Non inteso come sport, come metafora anche darwiniana della vita. No, come spettacolo, come esibizione. Tant’è vero che nel calcio si parla e si scrive spesso, per non dire sempre, di estetica, di grande bellezza eccetera. Psg-Bayern 5-4 è stata l’apoteosi del calcio imperante. “Questo è football”. Perenne ricerca del gol, di nuove soluzioni offensive. Il gol subito vissuto non come un dramma sportivo ma come un male necessario. Tra i vari sport, molto probabilmente il calcio sta seguendo quel che è avvenuto nel basket soprattutto quello americano. Meno, ad esempio, nel tennis che invece ha abbandonato da un pezzo l’estetica (Federer ne è stato l’ultima, isolata, bandiera) seppellita da colpi sparati a velocità brutale da braccia che sembrano meccaniche più che umane. Le stop-volley in una partita si contano sulle dita di una mano. È tutto un servi e spara. Il caro vecchio Nicola Pietrangeli in un’intervista di tanti anni fa disse che Berrettini gli sembrava un karateka più che un tennista.
A Madrid e a Barcellona è così da tempo
Ma torniamo al calcio. In questa concezione di show-business emergono alcune contraddizioni. Se l’obiettivo è divertirsi, se lo 0-0 è vissuto come un affronto, quasi come un atto di infamia. Se difendersi non diciamo a oltranza ma comunque essere guardinghi, è considerato atteggiamento da brontosauri al limite del reato penale, perché ci si sorprende e si storce il naso di fronte ai turisti tifosi negli stadi? Il calcio è uno spettacolo, al pari di un concerto o di uno spettacolo teatrale: perché mai allo stadio dovrebbero andare solo i tifosi duri e puri? Magari tra i tifosi duri e puri ci sono persino quei cattivoni che preferiscono vincere 1-0 su autogol al 96esimo invece di uscire sconfitti 5-4. Meglio perderli che trovarli, brutta gente.
Oggi ne scrive anche Libero perché a Milano sono rimasti colpiti dai turisti tifosi che gioivano allegramente mentre era in corso il dramma sportivo di Milan-Atalanta. Che se ne fregano loro – giustamente – di Furlani, Allegri, Redbird e compagnia cantante. Ma non è solo Libero che ha posto il tema. Libero ne scrive perché il tema esiste. Li definisce tifo-turisti e scrive che saranno una benedizione, almeno finché non supereranno i tifo-normali. Ma perché? Agli Internazionali di tennis di Roma mica gli spettatori devono rispondere a un questionario per verificare se conoscono i fondamenti del tennis e la carriera dei giocatori in campo? Oggi è tutto pieno perché c’è Sinner che vince e fa figo.
A noi (che pure calcisticamente siamo brontosauri) quella dei turisti tifosi pare invece una tendenza che ha solo caratteristiche positive. Tendenza poi in Italia perché a Madrid, a Barcellona, così come in Inghilterra, il calcio è uno spettacolo al pari delle partite di Nba o di baseball negli Stati Uniti. E se vai a Madrid, magari 300 euro per una partita al Bernabeu li spendi. E per certi versi non sarebbe nemmeno un male il calcio sempre più distaccato dal tifo. Una domenica si segue il Napoli, poi magari domenica prossima si va tutti a vedere il derby di Roma (Pisa-Napoli la seguiamo su Livescore). Negli spettacoli il tifo non esiste. E, seguendo lo stesso metro, se la propria squadra gioca male secondo i canoni estetici imperanti, siamo autorizzati a non spendere soldi per uno spettacolo non all’altezza. Dove sta il problema? Anzi magari in un tempo non lontano gli allenatori saranno obbligati ad anticipare le formazioni: perché io i soldi per la difesa a tre non li spendo mica.
Le curve della domande e dell’offerta sono sovrane
Allo stesso modo non comprendiamo le polemiche per i prezzi altissimi del Mondiale di calcio che comincia tra un mese. È uno show e come tale segue la curva della domanda e dell’offerta. Le persone vanno ad assistere allo spettacolo. Gli appassionati di calcio lo seguiranno in tv, oppure se ne vanno nel loggione come accade agli appassionati di lirica. È il business, stupid. E anche qui non ci vediamo nulla di anormale. A meno che tutte queste polemiche non nascondano la tentazione di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Il calcio dev’essere uno show ma deve costare poco e per i biglietti devono avere la priorità solo i veri tifosi. E no. Mettiamoci d’accordo. E su questo francamente noi siamo a favore del libero mercato. Ok, avete vinto voi, il calcio è questa roba qui, senza difesa, contano solo i gol. Però di conseguenza diventano giurassiche – oseremmo definirle allegriane – le critiche da parte di chi non gradisce che allo stadio i turisti possano diventare la maggioranza rispetto ai tifosi e di chi si indigna per i prezzi dei biglietti ai Mondiali. Del resto, non è che i biglietti agli Internazionali di tennis li regalano. Nessuno dice niente perché c’è Sinner e l’Italia vince. Verrà il giorno in cui si lamenteranno perché Jannik vince troppo rapidamente. “Abbiamo pagato un occhio della testa per cinquanta minuti di partita se possiamo chiamarla partita”.