Psg-Bayern ci ha ricordato cos’era il calcio prima che i tatticismi lo uccidessero
Un match giocato senza calcoli, dominato dall'istinto, dal rischio e dall'ambizione, che ha letteralmente umiliato la noiosa prevedibilità del calcio moderno fatto solo di schemi e prudenza.

Paris Saint-Germain's French midfielder #24 Senny Mayulu goes for a header with Bayern Munich's German midfielder #06 Joshua Kimmich during the UEFA Champions League semi-final first leg football match between Paris Saint-Germain (PSG) and Bayern Munich at the Parc des Princes in Paris on April 28, 2026. (Photo by Anne-Christine POUJOULAT / AFP)
Il pallone andava e veniva, e il risultato pure, fino ad arrampicarsi sulla cima di un clamoroso 5-4. Sulle colonne di El País, Jorge Valdano non usa mezzi termini: Psg e Bayern non hanno solo giocato una partita, hanno onorato il calcio. Due squadre di grande armonia collettiva, ma le cuciture dell’ordine tattico le rompeva una e un’altra volta “l’orgoglio quasi dilettantistico dei giocatori: generosi fino all’imprudenza, coraggiosi fino alla temerità, onesti fino all’emozione”. Tre estremi, tre eccessi: e solo il terzo — l’onestà fino all’emozione — basterebbe a spiegare perché di partite così ne vediamo una ogni dieci anni.
Prendete l’altra semifinale, Atletico-Arsenal. Lì abbiamo visto l’amministrazione ordinaria del calcio moderno: disciplina, duello, disputa, lotta. Ogni tanto un lampo, una giocata individuale capace di trovare mezzo metro o mezzo secondo. 1-1 e in attesa della prossima battaglia, scrive Valdano. “Niente da rimproverare. Sono grandi squadre ed è la formula del momento”. Ma è altra materia rispetto a quanto successo a Parigi.
Valdano e Psg-Bayern: una partita giocata senza calcoli
A Parigi l’ambizione ha spezzato le catene che rendono il pallone così maledettamente prevedibile. Si è giocato col solo desiderio di vincere. Era l’entusiasmo di professionisti milionari tornati improvvisamente bambini al parchetto, unito a una ferocia animalesca su ogni singolo contrasto. “L’incontro quasi animale con il pallone, conteso in ogni azione come se fosse l’ultima”. Da spettatore neutrale, scrive Valdano, “senza legami emotivi né con il Psg né con il Bayern, ho potuto godermi ogni minuto senza angustia, con la rara tranquillità dell’osservatore”. È lo stesso piacere che, secondo lo Spiegel, segna l’inizio di una nuova era nel calcio.
Kvaratskhelia, Luis Díaz, Vitinha, Kimmich: quattro modi di onorare il pallone
Valdano elogia la potenza lanciata in velocità del georgiano Kvaratskhelia, con la sua abilità “fatta di frenate e strappi improvvisi“. Ed esalta “quel diavolo con il corpo di vimini” del colombiano Luis Díaz, che si è mangiato il campo dall’inizio alla fine. Se cercavi una pausa e un senso strategico, c’erano Vitinha e Kimmich, “due abbaglianti stili di conduzione del pallone”. In ogni angolo del campo c’era un giocatore che chiedeva protagonismo contribuendo all’opera collettiva. “Tutti si animavano ad assumere rischi veri, ad attaccare in massa, a correre fino allo sfinimento — sì — ma in cerca dell’eccellenza. Cioè, a giocare per la gloria”.
“Mi sono vergognato della mia diffidenza”
È in questo passaggio che il pezzo di Valdano si fa confessione: “Mi sono vergognato della mia diffidenza. Il mio sospetto che il calcio si farà mediocre per eccesso di prevedibilità”. Smonta il cinismo di chi pensa che il pallone sia ormai condannato alla mediocrità dei tatticismi esasperati. Quello che si è visto a Parigi era “una serietà ben intesa: quella che rinforza lo spettacolo con un metodo coraggioso e non meschino. Con la consapevolezza che non c’è avventura senza rischio”.
Perché tornarci sopra a quattro giorni di distanza? Perché — è ancora Valdano — “si è trattato di una partita storica, una di quelle che, in una vita, si contano sulle dita di una mano”. Psg e Bayern sono due forme di potere, “uno emergente, l’altro consolidato. E il potere, a volte, produce sospetti”. La risposta è stata l’unica possibile: abbagliare il mondo, giocando a calcio divinamente.
Ci sarà un secondo capitolo a Monaco. Speriamo sia all’altezza. Ma se anche non lo fosse, “ormai non importa più, perché questa partita ha ricordato qualcosa di essenziale: che al calcio basta osare per essere quello che è stato”. Valdano chiude con una frase che è già destinata a essere ricordata: “Giocate tranquilli ragazzi, voi avete già fatto la vostra parte. Ci avete già insegnato”.