McTominay: “Conte ti porta al limite del corpo e della mente. A Napoli la vita è totalmente dedicata al calcio”

Alla Bbc: "Lo Scudetto col Napoli? Non ci pensavamo troppo finché non lo abbiamo vinto davvero. Nel calcio non puoi farlo davvero, perché tutto scorre così velocemente".

McTominay e Hojlund napoli

Mg Genova 07/02/2026 - campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Scott McTominay

Gli “Highlanders” azzurri si confessano alla madrepatria. Scott McTominay, con Billy Gilmour a fare da fidata spalla, si è preso i microfoni della Bbc per una di quelle interviste a tutto tondo che tanto piacciono oltremanica.

Ecco le sue parole:

“Come ricordo la vittoria dello Scudetto? Abbiamo giocato solo una volta a settimana, quindi abbiamo avuto tempo per prepararci e, a dire il vero, non ci abbiamo pensato troppo finché non lo abbiamo vinto davvero. Nel calcio non puoi farlo davvero, perché tutto scorre così velocemente. Ormai è già passato un po’ di tempo ma non è stato dimenticato ovviamente, perché per i tifosi è qualcosa di incredibile, di unico. Di sicuro è stato un momento speciale che devi festeggiare nel modo giusto. Come squadra siamo stati tutti insieme per un paio di giorni dopo, con famiglia, amici e tifosi: è stata una celebrazione davvero speciale”.

L’intervista di Scott McTominay

Qual è stato il momento più bello di quel periodo?

Il momento più bello? Tutto. È stato un periodo incredibile, ma vogliamo rifarlo. Sì, è un bellissimo ricordo a cui pensare quando la carriera sarà finita, però il calcio va veloce, quindi come diciamo sempre, vogliamo rivivere quei momenti. Ci siamo goduti tantissimo quel periodo. Ricordo benissimo i festeggiamenti…”.

Cosa pensi di Antonio Conte e in che modo ha impattato sul tuo modo di vivere il calcio, sia fisicamente che mentalmente?

“È ovviamente un grande allenatore. Penso che tutti conoscano bene le sue qualità e il suo stile come allenatore. Con me è stato incredibile, a dire il vero. Conte ci ha fatto vedere il calcio sotto una luce diversa e anche l’aspetto mentale del gioco in modo differente, che per me è fondamentale. Non ti rendi conto davvero dei benefici finché non porti il tuo corpo e la tua mente al limite e capisci di cosa sei realmente capace”.

Io sapevo già da ragazzo che mi piaceva spingermi oltre, già nelle giovanili mi divertivo così, quindi non mi è estraneo dare tutto e arrivare al massimo. Ma questo è un altro livello. È simile a quello che mi è sempre piaciuto, però qui è lavoro e vita totalmente dedicati al calcio. Ed è per questo che lui ottiene grandi risultati.

Quando ho avuto modo di passare un po’ di tempo con lui, ad esempio quando siamo andati a Milano, ho visto anche che è una brava persona: abbiamo avuto una bella conversazione. Ha anche un lato umano, fuori dal campo, ed è una cosa positiva. In campo è una persona seria, come la maggior parte degli allenatori. E penso che i risultati che abbiamo ottenuto riflettano proprio il modo in cui lui vuole che affrontiamo le partite”.

Quali sono i vostri obiettivi per il presente e come mantenete alta la concentrazione per il futuro?

“A prescindere da come finirà questa stagione, dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo raggiunto ma senza considerarlo un punto di arrivo: dobbiamo sempre puntare a fare di più nel calcio perché, come diciamo, tutto cambia velocemente tra alti e bassi continui. Bisogna concentrarsi su una partita alla volta. Il calcio va e viene così in fretta che devi pensare subito alla prossima cosa. Siamo uomini, vogliamo sempre il prossimo obiettivo, la prossima sfida, capisci cosa intendo? Io non voglio mai adagiarmi sugli allori”.

Sei stato nominato Mvp della Serie A della scorsa stagione. Che valore dai a questo riconoscimento personale?

“Io non penso ai premi personali. Quando la stagione finisce, voglio solo continuare a migliorare nella mia carriera… sicuramente ne sono orgoglioso. Ma ad essere sincero, non ci penso mai troppo, perché nel calcio si va avanti velocemente. Quindi sì, sono estremamente orgoglioso e grato di essere in quella lista, ma come dicevo, ho voglia di rifare tutto da capo. Voglio riuscirci di nuovo con i miei compagni, con Billy e con i nuovi giocatori che abbiamo e con questo club”.

Che significato ha avuto la vittoria della Supercoppa contro il Milan, considerando anche le assenze che avevate?

“Ci siamo messi nella condizione di poter vincere un altro trofeo, ed è una cosa fondamentale nel calcio. Come dicevo, Billy non c’era e nemmeno altri giocatori infortunati ma non importa: è un gioco di squadra e tutti hanno contribuito ad arrivare fin lì. Non conta chi è in campo. Come ripete sempre l’allenatore, è un gioco di gruppo e per noi questa è la cosa più importante”.

Parlando un po’ della tua vita fuori dal campo a Napoli, qual è il tuo piatto preferito e come te la cavi ai fornelli con Billy Gilmour?

“Cosa mi piace mangiare? Il risotto al parmigiano. L’abbiamo fatto l’altro giorno a casa e ho messo un po’ troppo aglio e un po’ troppo sale. L’ho praticamente rovinato con troppo sale, l’ho ucciso. Però ora sappiamo per la prossima volta: con il brodo e tutto il resto bisogna farlo bene. Il risotto richiede tempo e ormai l’abbiamo capito. Abbiamo provato la prima volta l’altro giorno ed era buono, gustoso, ma il sale l’ha rovinato.

Io ero responsabile del brodo e tu (Billy, ndr) controllavi tutto quello che andava nel forno e così. Ed era buono, no? Un programma di cucina sulla Bbc? Sì, potremmo farlo. Non è facile però, la mia cucina non è granché. La tua è meglio della mia, direi. Non è semplice: i tempi, tutto. Se mi sporco le mani devo lavarmi, e diventa complicato. Il calcio è più facile. Gli chef meritano davvero rispetto. Devi avere pazienza, mentre io sono più tipo: ‘Andiamo, facciamolo, muoviamoci’…”.

Con la Scozia hai segnato un gol incredibile in rovesciata che hai dedicato a tua madre. Che emozioni ti porti dietro da quel gesto tecnico?

“Il gol spettacolare in rovesciata e la dedica a mia madre? È una cosa che non dimenticherò mai in vita mia. Sono riuscito a vederla appena mia madre. Porto le lenti a contatto, quindi non ho una vista perfetta, e sono riuscito a intravederla soltanto. Però sì, è qualcosa che anche mia madre non dimenticherà mai nella sua vita ed è una cosa bellissima. Ma come diciamo sempre, il calcio va avanti: devi fare la prossima partita, la prossima competizione. Il gol in rovesciata più alto mai registrato? Non lo sapevo ma in allenamento l’ho già visto fare. Dopo sono tornato subito dalla Scozia e poi relax, recupero e trattamenti”.

Quali sono le vostre ambizioni con la Nazionale in vista del prossimo Mondiale?

“L’ambizione è quella di uscire dal girone e poi vedere da lì come andare avanti. Quindi sì, dobbiamo cambiare la mentalità: non quella di pensare che magari non siamo tra le prime 10 o 15 squadre. Dobbiamo cambiare questa idea e credere che possiamo giocare contro chiunque e fare davvero bene.

Per noi questo è il messaggio chiave in vista del Mondiale: allenarsi bene, prepararsi al meglio e assicurarsi di uscire dal girone a tutti i costi. E sento che siamo più che capaci di farlo, ed è qualcosa verso cui tutti stiamo lavorando: diventare una delle squadre scozzesi più vincenti della storia. E farlo con un gruppo di ragazzi con cui sei insieme da tanto tempo: alcuni come John e Andy sono lì da 10 anni, io e Billy da 7 anni. Quindi per noi è farlo tutti insieme. Abbiamo passato tanto tempo in campo insieme. Sarebbe probabilmente il momento più alto della nostra carriera”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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