Luis Enrique voleva portare il tiki-taka in Serie A, So Foot racconta l’esperienza fallimentare alla Roma
Quindici anni dopo, si ritrova a disputare la sua seconda finale di Champions consecutiva con il Psg. "Era già un genio, un visionario, ma purtroppo non è stato capito. Se fosse stato trattato meglio, forse la storia sarebbe andata diversamente", racconta l'ex giallorosso Greco.

2023 archivio Image Sport / Calcio / Paris Saint Germain / Luis Enrique / foto Imago/Image Sport ONLY ITALY
Luis Enrique ha allenato la Roma nella stagione 2011-12, ma non ha lasciato un gran segno in Serie A rispetto a quanto sta facendo di recente al Psg. Era la sua prima vera esperienza su una panchina di un club professionista, dopo essere stato per tre anni al Barcellona B.
Luis Enrique voleva portare il tiki-taka a Roma
So Foot racconta che già nell’esperienza a Roma si era intravisto ciò che il tecnico sarebbe poi diventato, ovvero un allenatore disposto a sacrificare tutto per le proprie idee. La rivista francese ha raccolto la testimonianza di Leandro Greco, ex centrocampista giallorosso:
“Ho conosciuto Gasperini, Ranieri e anche Spalletti, ma il migliore che abbia mai avuto è stato Luis Enrique, senza discussioni. Ha cambiato il mio modo di vedere il calcio: un visionario”. Il 20 giugno 2011, Luis Enrique arriva a Roma pieno di fiducia e si presenta: “Il mio stile di gioco non sarà negoziabile. Mi hanno preso per questo e non cambierò”. Proveniva dal laboratorio calcistico di riferimento dell’epoca: la Masia. Il Barça di Guardiola era allora considerato il punto di riferimento assoluto, da molti ritenuto la miglior squadra della storia, grazie alle sue stelle ma soprattutto al suo stile di gioco: il tiki-taka.
“È arrivato con le sue idee e i suoi principi, e non transigeva. C’era un piano preciso da rispettare”, ricorda Greco. Il nuovo direttore sportivo Walter Sabatini sognava in grande: trasformare la Roma nel Barcellona d’Italia. Per preparare al meglio questa rivoluzione, i dirigenti giallorossi portano a Roma giocatori compatibili con le idee di Enrique: Miralem Pjanić, Bojan Krkić, Erik Lamela e Fabio Borini. Nonostante il curriculum ancora scarno e uno spogliatoio pieno di leggende come Francesco Totti e Daniele De Rossi, Lucho mantiene la stessa bussola: il gioco, solo il gioco. Durante la preparazione estiva, rompe con le tradizioni italiane: gli allenamenti si svolgeranno sempre con il pallone tra i piedi.

Il tecnico fallisce e i giallorossi sembrano una brutta imitazione del Barça
I risultati, però, faticano ad arrivare e per Luis Enrique si prospetta un’annata difficile, che si concluderà poi con le sue dimissioni a fine stagione:
Mentre la Spagna diventa il modello calcistico dominante, l’Italia vive invece una fase di declino. Arrivando con idee fondate sul possesso palla esasperato, sull’uscita dal basso e sul pressing alto, Luis Enrique va a sbattere contro un muro. Determinato a trasformare la Roma in una squadra “alla catalana”, Luis Enrique dimentica però una regola fondamentale del calcio italiano, soprattutto in quell’epoca: conta solo il risultato.
So Foot racconta la stagione del tecnico in Serie A:
La stagione comincia nel peggiore dei modi: eliminazione nei playoff di Europa League. La rabbia dei tifosi esplode subito, con proteste davanti al centro sportivo e cori all’Olimpico: “Luis Enrique vattene”. Se la Roma assorbe lo stile di Luis Enrique, finisce però per trasformarlo in una caricatura. I giallorossi chiuderanno la stagione con il miglior possesso palla della Serie A, ma sterile, lento e poco incisivo. In pratica, una pallida imitazione del Barça.

Criticato da tutti, Luis Enrique resta fedele ai propri principi: “Se volete un allenatore che cambi idea ogni settimana, non avete scelto la persona giusta”. Per Greco, il tecnico era semplicemente arrivato nel posto sbagliato al momento sbagliato: “Era già un genio, un visionario nel modo di concepire il calcio. Ma purtroppo non è stato capito, non tanto dalla squadra, quanto dalla stampa e dai tifosi. Se fosse stato trattato meglio, forse la storia sarebbe andata diversamente”. Luis Enrique capisce allora che Roma non fa per lui. Il 10 maggio 2012 presenta le dimissioni ai dirigenti.