La Russia ha creato squadre ucraine pezzotte, per sostituire quelle originali. E l’Uefa tace
Le versioni-imitazione di Shakhtar e Zorya in Russia, solo due esempi. Con sede nei territori occupati. La protesta ucraina finora non ha sortito effetti

Db Berlino (Germania) 29/06/2024 - Euro 2024 / Svizzera-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Alexander Ceferin-Gianni Infantino
Lo Shakhtar Donetsk vero, quello che la prossima stagione giocherà la Champions League dopo il suo sedicesimo titolo ucraino, deve condividere il nome, la storia e l’identità con il suo pezzotto russo. Una squadra che gioca a Taganrog, città russa, ma dichiara domicilio a Donetsk come se fosse una questione di casella postale. Il sito del club fantasma celebra persino il novantesimo anniversario, dello Shakhtar originale. La Russia in guerra da quattro anni per annettersi l’Ucraina si è inventata il plagio sportivo con ambizioni di revisione storica. Non c’è solo lo Shakhtar, lo hanno fatto anche con altri club. Ma la storia vera non è il club, sottolinea il Guardian: è la Uefa.
Il fake-Shahhtar
Perché la Uefa sa e non fa niente. Dall’ottobre scorso, la Federazione calcistica ucraina attende una risposta alla lettera inviata al segretario generale Theodore Theodoridis. La lettera chiedeva un’indagine, una spiegazione, un cenno. Non è arrivato niente. Nel frattempo, lo Shakhtar di Taganrog ha vinto sette partite su nove, è in testa al girone e si avvia alla promozione in terza divisione. Lo Zorya Luhansk-pezzotto, già promosso in anticipo rispetto ai propri meriti calcistici, si allena a Luhansk, un territorio occupato, e gioca a Kamensk-Shakhtinsky. Il Rubin Yalta e il Sebastopoli disputano le partite casalinghe in Crimea. Un quarto delle squadre del girone 1 della Football National League 2B si propone di rappresentare aree dell’Ucraina sotto occupazione militare russa.
La posizione della federcalcio russa, per anni, è stata che la Lega 2B fosse amatoriale e fuori dalla propria giurisdizione. In realtà non è vero. La Uefa, da parte sua, ha dichiarato quasi tre anni fa di star “valutando la situazione” riguardo ai club della Crimea.

L’Uefa fa finta di non vedere
Nazionale e club russi restano sospesi dalle competizioni internazionali, ma la Rfu resta membro a pieno titolo degli organi di governo. Il che significa che l’istituzione che ha incorporato nel proprio sistema squadre nate sull’occupazione militare di un paese straniero siede ancora ai tavoli dove si decidono le regole del calcio europeo.
La lettera ucraina era esplicita: “La partecipazione di una società registrata nel territorio temporaneamente occupato dell’Ucraina a competizioni organizzate dalla federazione nazionale di un altro Stato senza il consenso della UAF costituisce una violazione diretta della giurisdizione territoriale della UAF”. E un “tentativo politico coordinato di legittimare l’occupazione e cancellare l’identità del calcio ucraino”. Il trend purtroppo è questo.