La Lega Serie A ci ricorda che gli incompetenti sono sempre arroganti
Di Massimo Paolucci. Resto sinceramente basito che la minaccia del Tar non abbia scatenato una valanga di critiche e sberleffi. Con quale diritto la Lega pretende di dettare orari alle istituzioni?

Db Riyadh 18/12/2025 - Supercoppa Italiana / Napoli-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Ezio Simonelli
Parliamoci chiaro. Solo un’associazione di straordinari incompetenti può non escludere, a priori, che il derby Roma-Lazio si giochi lo stesso giorno della finale degli Internazionali d’Italia. Solo chi vive sulla luna — o è accecato dai propri interessi — non capisce cosa rappresenti oggi per Roma e per l’Italia questo evento sportivo.
Ma gli incompetenti, si sa, sono quasi sempre anche arroganti.
La Lega Serie A, invece di interrogarsi seriamente sul disastro a cui ha contribuito a portare il calcio italiano, si comporta come quei nobili decaduti che continuano a esibire titoli che non valgono più nulla. Una federazione che non riesce a portare la Nazionale ai Mondiali per quattro volte consecutive farebbe meglio a tacere e a prendere appunti da chi il rilancio di uno sport lo ha fatto davvero.
La Lega Serie A ci riporta alla memoria la battuta di Fortebraccio
E a proposito di arroganza: con quale diritto il Presidente della Lega Serie A minaccia ricorsi al Tar e pretende di dettare date e orari al Prefetto e al Ministero dell’Interno? Davvero qualcuno può pensare che Roma sia in grado di gestire, in una domenica di maggio, la finale degli Internazionali, il derby e una città piena di turisti?
Qualcuno, pazientemente, dovrebbe spiegare a questa compagnia che Prefetto, Ministro dell’Interno e Sindaco non hanno poteri soprannaturali per moltiplicare poliziotti, carabinieri e vigili urbani. E che la sicurezza pubblica vale infinitamente più di una partita di calcio o di un contratto televisivo.
Resto sinceramente basito che la minaccia del Tar non abbia scatenato una valanga di critiche e sberleffi.
E allora, per chiudere, lasciamo la parola a Fortebraccio: “L’auto si fermò. Lo sportello si spalancò e non scese nessuno.”
Il Presidente della Lega Calcio è quel nessuno. E Prefetto e Ministero dell’Interno non possono — non devono — cedere alle minacce di nessuno.