Il Milan non segna più: 4 gol in 7 partite, nessun attaccante in rete da due mesi. A Sassuolo ancora a secco
Il Milan non segna più: 4 gol nelle ultime 7 partite, a secco in 5 di queste. Nessun attaccante rossonero è andato in rete nelle ultime 7 giornate. Leao non segna dal 1° marzo, Pulisic non ha segnato nel 2026, Nkunku è fermo a febbraio.

Db Milano 24/10/2025 - campionato di calcio serie A / Milan-Pisa / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Rafael Leao
Il Milan ha perso 2-0 a Sassuolo. Berardi al quinto minuto, Laurienté al quarantasettesimo. Tomori espulso al ventiquattresimo per doppia ammonizione. Sesta sconfitta in campionato, quarta nelle ultime sette giornate. Ma il dato che racconta il Milan di questo momento non è la sconfitta in sé. È un altro: il Milan non segna più. Quattro gol nelle ultime sette partite di campionato. A secco in cinque di queste. È il crollo di un attacco che fino a febbraio sembrava la forza della squadra e che adesso è diventato il suo problema strutturale.
I numeri sono questi: nelle ultime sette giornate (dal 15 marzo a oggi) il Milan ha raccolto 6 punti su 21 disponibili. Ha vinto solo due partite, Torino e Verona, e in quelle due partite ha segnato complessivamente quattro gol. Nelle altre cinque — Sassuolo, Lazio, Napoli, Udinese, Juventus — zero. Non un gol, non un tiro che valesse la pena ricordare. Contro la Juventus a San Siro, 0-0 con un solo tiro in porta (di Fofana, un centrocampista). La Gazzetta scrisse che il Milan era “involuto, inconcludente e distratto”, e non era un giudizio ingeneroso: era una fotografia.
Il Milan non segna: nessun attaccante in rete da sette giornate
Il dato più impressionante è che nessun attaccante del Milan ha segnato nelle ultime sette partite di campionato. Nessuno. I gol sono arrivati da Rabiot (due), Pavlovic e Fofana. Tutti centrocampisti o difensori. I quattro attaccanti della rosa — Leao, Pulisic, Nkunku, Fullkrug — sono fantasmi.
Leao non segna dal 1° marzo, dalla trasferta di Cremona. Sono passati 63 giorni. Nkunku è fermo a febbraio. Fullkrug a gennaio. Pulisic non ha segnato un solo gol nel 2026. Zero. L’uomo che a dicembre Quagliarella definiva “la faccia del Milan” non ha più la faccia di niente, se non di un giocatore che si è perso. In 15 partite del 2026, gli attaccanti del Milan hanno segnato complessivamente 8 gol. Otto. In quindici partite. Una media da retrocessione.
Leao contro Pulisic: il sintomo di una squadra che non si trova più
A marzo era esploso il caso Leao-Pulisic. Contro la Lazio, Leao si sfogò dopo la sostituzione: “Gioca sempre da solo e nessuno dice niente”. Allegri gli diede ragione dalla panchina (“Hai ragione, stai calmo”), ma il problema non si è risolto. Il confronto proseguì negli spogliatoi dell’Olimpico e Allegri dovette fare da paciere. Da allora, il Milan non ha più segnato con regolarità. Quell’episodio non fu la causa della crisi, ma ne fu il sintomo: una squadra che non si parla, non si trova, non si cerca.
Da “lezioni private di calcio” a 6 punti in 7 partite
A novembre, dopo il derby vinto 1-0, scrivevamo che Allegri avrebbe dato lezioni private di calcio. Aveva già battuto Roma, Napoli e Inter. A gennaio, gli bastava mezzo Leao per andare in testa alla classifica: l’apoteosi del corto muso, applicato con il cinismo di chi sa vincere senza dominare. Allegri era tornato, Allegri era Allegri, il “fuoriclasse della panchina” che l’Italia non sapeva apprezzare.
Cinque mesi dopo, quel Milan non esiste più. Da secondo in classifica con 61 punti alla ventottesima giornata, è scivolato a terzo con 67 alla trentacinquesima. Sei punti in sette partite. Juventus e Roma si sono avvicinate. La qualificazione in Champions League, che sembrava certa, è diventata una questione aperta. Secondo Zazzaroni, la dirigenza si libererebbe volentieri di Allegri. Il management si è allontanato da Milanello, le frustrazioni si sono moltiplicate. Il cerchio si è chiuso come sempre si chiude con Allegri: con una parte della stagione dominata e l’altra che crolla, e con la sensazione che la colpa non sia mai soltanto sua ma nemmeno soltanto degli altri.
Champions a rischio: il Milan è avvisato
Il Milan è terzo con 67 punti, ma il margine non è più rassicurante. Ha il quinto attacco del campionato con 48 gol segnati, il capocannoniere è Leao con 9 reti — un numero che per il miglior marcatore di una squadra che puntava allo scudetto è un’ammissione di fallimento. Mancano tre giornate. Se il Milan continua a non segnare, la Champions non è garantita. E senza Champions, la rivoluzione estiva non sarà una scelta: sarà una necessità.