Ibrahimovic deve imparare un mestiere, finora è stata una macchietta
Daniele Dallera sul Corriere: "Ibra deve smettere di fare Ibra. Da leader in campo a comparsa inconsistente dietro la scrivania. Si è messo a fare la guerra ad Allegri".

Db Riad (Arabia Saudita) 06/01/2025 - finale Supercoppa Italiana / Inter-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Zlatan Ibrahimovic
Daniele Dallera sul Corriere della Sera di oggi non lascia spazio a interpretazioni: “Ibra deve imparare un mestiere, quello di consulente. Basta fare la macchietta”. Una bocciatura senza appello del ruolo dirigenziale di Zlatan Ibrahimovic, scritta nei giorni in cui Gerry Cardinale ha azzerato la dirigenza del club mandando via Allegri, Tare, Furlani e Moncada e tenendo in piedi solo lo svedese.
Ibra deve smettere di fare Ibra
Il fondista del Corriere parte da una premessa ragionata: Cardinale, da americano, frequenta poco il calcio, e affidarsi a Ibrahimovic per la rinascita del Milan «in teoria non sarebbe un brutto punto di ripartenza». L’ex campione svedese sa di calcio, ce l’ha nel sangue. Ma poi arriva il ma che spacca a metà l’editoriale:
“Ibra deve smettere di fare Ibra, soprattutto deve imparare un mestiere, quello di manager, dirigente, come minimo del consulente (tecnico). Del Milan finora è stata una macchietta”.
Da quando ha smesso di giocare, lasciando i tifosi del Milan “in crisi di astinenza da fuoriclasse, non si capisce bene cosa abbia fatto. Da leader in campo a comparsa inconsistente dietro la scrivania”.
E poi il colpo più duro, quello che meglio fotografa la situazione attuale. Dallera scrive che dai provvedimenti presi lunedì dal proprietario «non c’è dubbio» che Ibrahimovic sia il consulente di RedBird. Ma si chiede: “Cosa ha fatto finora come consulente? Non ha esercitato certo un ruolo positivo e costruttivo. Non ha inciso (se non nell’atto finale, il licenziamento collettivo)”.
La guerra ad Allegri e Tare: “sono arrivati alle mani”
L’editoriale entra anche nel cuore di una vicenda che il Napolista ha raccontato nei giorni scorsi: la rottura tra Ibrahimovic e i due uomini di calcio del Milan, Massimiliano Allegri e Igli Tare. Per Dallera, lo svedese “si è messo a fare la guerra ad Allegri & Tare che come lui parlano la stessa lingua, quella del pallone”. E aggiunge un dettaglio inquietante:
“Con Allegri le smentite non servono, è arrivato alle mani: sono stati divisi da Tare”.
Una rissa sfiorata in cui, paradossalmente, Tare ha fatto da paciere proprio tra l’uomo che lo avrebbe poi azzerato e l’allenatore. “Vedendo la fine che ha fatto Tare si capisce da che parte fosse il paciere”, chiosa Dallera con sarcasmo.
Il Corriere ricorda anche che “Ibra ha girato il mondo a libro paga di RedBird” e che «nel mese chiave della ricostruzione del Milan sarà negli Usa a commentare il Mondiale. Un fuori pista, addirittura un testacoda: dovrebbe essere in sede, a lavorare. Per il Milan, per la causa del Milan».
Perché è rimasto solo lui? La contestazione della Curva Sud
E mentre Cardinale e Ibrahimovic si presentano come la nuova era del Milan, il tifo organizzato risponde con una domanda diretta: perché è rimasto solo lui?. Già a febbraio 2025 la Curva Sud aveva contestato la società chiedendo «andatevene tutti, indegni». E in queste ore i tifosi hanno individuato proprio in Ibra il bersaglio principale: “Ibra è il male assoluto, Tare e Allegri sono gli unici veri uomini“, scrivono gli ultras, ribaltando completamente la narrazione della società che vorrebbe lo svedese come uomo della rinascita.
Il dettaglio che ha fatto traboccare il vaso è di pochi giorni fa, durante Milan-Cagliari. Quando Saelemaekers ha segnato il gol del vantaggio, nessuno dei dirigenti in tribuna ha esultato — tranne Igli Tare. Una scena emblematica: in un Milan che ha appena chiuso quinto in classifica senza Champions, i dirigenti che dovrebbero rappresentare il club al gol di un proprio giocatore restano immobili. È l’immagine perfetta della frattura interna che Dallera certifica oggi.