Tutti i calciatori ormai hanno uno chef personale, anche l’alimentazione ha cambiato il calcio

Da L'Equipe. "Gli chef di alto livello vengono ormai reclutati direttamente a casa. Alcuni hanno persino agenti, come i giocatori. Si è creato un vero business, con agenzie specializzate"

Tutti i calciatori ormai hanno uno chef personale, anche l’alimentazione ha cambiato il calcio

Khvicha Kvaratskhelia of Paris Saint-Germain (L) celebrates with Ousmane Dembele of Paris Saint-Germain (R) after scoring a goal during the UEFA Champions League semi-final first leg match between Paris Saint-Germain and Bayern Munich at the Parc des Princes in Paris, France. (Photo by Ibrahim Ezzat/NurPhoto) (Photo by Ibrahim Ezzat / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

È cambiato il calcio e anche tutto ciò che gli ruota intorno. Ad oggi il calciatore è un’isola, un’azienda. Lavora su sé stesso e vende il proprio prodotto. Che quindi è il proprio corpo. A questo proposito, non è solamente un dipendente dello staff del suo club ma spesso costruisce la sua vita personale con altre figure che lo aiutano a “vendersi” meglio e quindi a essere più in forma, più pronto per le partite. E poi si circonda anche in casa proprio di personale che lo aiuta nella cucina, nella gestione del patrimonio. Proprio come fosse una società in piccolo. È il caso del personal chef che – racconta l’Equipe – oggi hanno tutti.

Chef e calciatori: un rapporto completamente cambiato nel corso del tempo

L’Équipe racconta che il rapporto tra calcio e alimentazione è cambiato radicalmente nel tempo, passando da un approccio quasi folkloristico a una vera e propria scienza della performance. Il quotidiano parte da un’immagine simbolica degli anni ’80, quella della “Pizza Marcico” a Tolosa e di “Beto”, capace di essere protagonista in campo e allo stesso tempo di mantenere abitudini alimentari lontanissime dagli standard attuali.

McTominay e Hojlund napoli McTominay Champions Journal

Secondo L’Équipe, questo modello è sopravvissuto ancora a lungo, arrivando fino a casi più recenti come quello di Ousmane Dembélé, spesso criticato ai tempi del Barcellona per abitudini alimentari poco professionali. Ma è proprio su questo punto che si inserisce la vera svolta: oggi il calcio di alto livello ha completamente cambiato paradigma. Non si tratta più di una moda ma di una struttura consolidata: sempre più calciatori, anche giovani, si affidano a chef personali a tempo pieno, trasformando il cibo in parte integrante della preparazione invisibile, al pari di allenamento, recupero e sonno. È il caso anche di McTominay, di cui conosciamo lo chef privato grazie all’account TikTok di quest’ultimo, molto seguito dai tifosi.

Questi professionisti non si limitano a cucinare, ma lavorano in sinergia con nutrizionisti e preparatori, adattando ogni pasto alle esigenze energetiche e fisiche. Infine il quotidiano sottolinea anche il lato più nascosto di questo mondo: la riservatezza e la fiducia, elementi fondamentali per professionisti che entrano nella vita privata dei calciatori, spesso vivendo nelle loro case e accompagnandoli anche all’estero. Il risultato è un modello in cui il cibo non è più un dettaglio, ma uno strumento decisivo per trasformare la qualità individuale in rendimento sul campo.