Binaghi: “Malagò in Figc farà quello che ha sempre fatto, diventare amico di tutti”
Il presidente della Federtennis al Foglio: "Noi cacciammo tutti e cambiammo le regole. Nel calcio non ci sarà alcuna rivoluzione. Io al Coni idee innovative di Malagò non ne ho viste"

Roma 01/02/2024 - Il Presidente della Repubblica incontra la squadra di Coppa Davis / foto Image Sport nella foto: Angelo Binaghi
Il Foglio, con Umberto Zapelloni, intervista Angelo Binaghi il numero della federtennis, l’uomo che ha proiettato (grazie all’esplosione di Sinner, of course) il tennis al primo posto tra gli sport italiani, avviando una storica manovra di sorpasso nei confronti del bolso calcio. Binaghi non ha mai amato Malagò, per usare un eufemismo, così come non ha mai amato Panatta. Recentemente, a proposto di Malagò (sempre più favorito nella corsa alla presidenza della federcalcio) ha detto una frase che a nostro avviso è perfetta: “Malagò è simpatico ma per fare le riforme servono gli antipatici”. Tremendamente vero.
Al Foglio Binahi torna sull’argomento e spiega perché – secondo lui – alla Federcalcio non potrà esserci la rivoluzione che invece ha trasformato la federtennis.
Binaghi: “Il Governo continua a foraggiare il calcio”
“Noi eravamo quelli che oggi potrebbero essere un gruppetto di giocatori di serie A che volessero guidare la Federazione. Il tennis non aveva un giocatore, una lira, un principio morale. Abbiamo cacciato tutti, cambiato tutte le regole e rivoltato la Federazione”.
Alla Federcalcio invece…
“Non ci sarà nessuna rivoluzione perché non ci sono le condizioni. Il Governo, anziché chiudere tutti i rubinetti come normalmente si fa quando si vuol far cambiare una Federazione che non funziona, ha continuato in questi anni a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti oggettivi, valorizzandone oltremodo la rilevanza sociale, quindi una rivoluzione dalla base non ci sarà”.
Binaghi: “Idee innovative di Malagò non ne ho viste”
Il suo amico Malagò non potrà fare nulla quindi.
“Se diventerà presidente, farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti, allargherà il suo consenso, ma non farà la rivoluzione perché per farla ci vogliono due cose: le idee e la disponibilità di prendere decisioni impopolari che possano anche rendere antipatico chi se ne prende la responsabilità”.
In dodici anni di Coni qualcosa ha fatto, ma certo non si può chiedergli di diventare antipatico.
“Io in questi anni al Coni di idee innovative capaci di portare del valore aggiunto allo sport italiano ne ho viste ben poche e pensi che io, al contrario, mi preoccupo se mi accorgo di essere troppo simpatico, perché mi viene il dubbio di non essere riuscito a svolgere con la giusta incisività la mia azione di dirigente…”.