Beccalossi e il monologo di Paolo Rossi sui due rigori sbagliati: ci vuole talento anche per quello

Nel monologo «Lode a Evaristo Beccalossi» il comico Paolo Rossi lo paragonò a Charlie Parker. Due modi diversi di essere immortali.

Beccalossi e il monologo di Paolo Rossi sui due rigori sbagliati: ci vuole talento anche per quello

Di Evaristo Beccalossi si potrebbe raccontare lo scudetto dell’80, i dribbling che spinsero Gianni Brera a ribattezzarlo Driblossi, il pacchetto di Marlboro al giorno e gli allenamenti seri una volta a settimana. Ma ci sono due momenti che lo raccontano meglio di qualsiasi statistica: i due rigori sbagliati in quindici minuti e il monologo che un comico gli dedicò paragonandolo a Charlie Parker. Beccalossi, i rigori e Paolo Rossi: ci vuole talento anche per entrare nella leggenda dalla porta sbagliata.

Beccalossi e i due rigori sbagliati in Inter-Slovan Bratislava

15 settembre 1982, Coppa delle Coppe, Inter-Slovan Bratislava a San Siro. Al 50° l’arbitro fischia un rigore per l’Inter. Beccalossi prende il pallone, lo mette sul dischetto con la sicurezza di un uomo che non sbaglierà mai. Sbaglia. Tiro fuori. Al 65° l’Inter ha un altro rigore. I compagni si guardano, nessuno vuole calciare. Beccalossi riprende il pallone. Stesso dischetto, stesso portiere — il cecoslovacco Mana — stesso uomo. Mana para. Due rigori sbagliati in quindici minuti.

Dopo il secondo errore Beccalossi riceve un passaggio ma è talmente nervoso che si fa male da solo. Esce dal campo e cammina verso gli spogliatoi a testa bassa: “Noto i tifosi che seguono tutta la mia camminata e mi sento colpevole, tremendamente colpevole verso i tifosi che mi amano. Entro nello spogliatoio e sfondo due porte. Urlo come un pazzo, da solo lì dentro, e non c’è verso di calmarmi”.

L’Inter vinse comunque 2-0 con gol di Altobelli e Sabato. Ma la storia vera arrivò dopo. Quando Beccalossi, recuperato dall’infortunio, tornò a giocare a San Siro, i tifosi lo accolsero con un’ovazione. Non per i gol segnati prima, non per lo scudetto: per i rigori sbagliati. “In quel momento ho capito che tra me e l’Inter è amore vero, e lo sarà per sempre”. Come ha detto lui stesso: “Anche quando sbagliai quei due famosi rigori, al ritorno a San Siro il pubblico fu eccezionale”. La Roma, anni dopo, riuscì a fare persino peggio: tre rigori sbagliati uno dietro l’altro contro il Lille.

Il monologo di Paolo Rossi: “Lode a Evaristo Beccalossi”

Il comico Paolo Rossi — l’altro Paolo Rossi, quello che faceva ridere di mestiere e non solo per i gol sbagliati — prese quei due rigori e ci costruì sopra un pezzo di teatro italiano. Si chiama «Lode a Evaristo Beccalossi», fa parte della raccolta «Si fa presto a dire pirla» edita da Baldini & Castoldi, ed è stato portato in scena anche nello spettacolo «Confessioni di un cabarettista» su Sky Uno, con Beccalossi stesso in platea.

L’attacco è memorabile: “Questo pezzo è dedicato a due grandi talenti della cultura mondiale, che han fatto sì che alcuni di noi, se pur perdenti, si ritenessero destinati ad una vittoria futura e possibile. Questi due talenti sono per me Charlie Parker ed Evaristo Beccalossi”.

Poi la precisazione che è puro Paolo Rossi: “Forse mi rendo conto che molti di voi non sanno chi era Charlie Parker, allora spiego chi era Beccalossi. Beccalossi è stato uno dei più grandi talenti inespressi del calcio italiano”.

Il monologo racconta la notte di Inter-Slovan Bratislava e i due rigori, costruendo un crescendo comico e surreale. Dopo aver sbagliato il secondo, il Beccalossi di Paolo Rossi parte in dribbling scartando avversari, fotografi, ultras e poliziotti fino a essere fermato «in mezzo a piazzale Axum dal tram numero 15». Dopo dieci giorni di coma, la prima cosa che dice è una battuta. Perché Beccalossi era così: anche nella tragedia, restava Beccalossi.

La conclusione è la frase più bella che sia mai stata scritta su un calciatore che sbaglia: “Per me resta un uomo. Un po’ sfortunato ma pur sempre un uomo”.

Beccalossi e il coraggio di riprendersi il rigore

C’è un dettaglio che Paolo Rossi coglie e che vale più di tutto il resto. Dopo il primo rigore sbagliato, Beccalossi non si nasconde, non lascia il pallone a qualcun altro, non fa finta di avere un crampo. Riprende la palla e torna sul dischetto. È il gesto di un uomo che preferisce sbagliare due volte piuttosto che non provarci nemmeno una. Ed è esattamente quello che lo ha reso indimenticabile.

Nel calcio di oggi un giocatore che sbaglia un rigore viene massacrato sui social per tre settimane. Beccalossi ne sbagliò due in quindici minuti e divenne immortale. Perché il punto non è mai stato il rigore: il punto è sempre stato il coraggio di calciarlo. Due volte. Sapendo che poteva andare male. E andò male.

Charlie Parker suonava il sassofono come nessun altro e si distrusse la vita. Beccalossi calciava i rigori come nessun altro — nel senso che li sbagliava entrambi — e si fumava un pacchetto di Marlboro al giorno. Paolo Rossi li mise insieme e nessuno trovò niente da ridire. Perché il talento, quando è vero, si riconosce anche dal modo in cui fallisce.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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