Thiem: “Sinner si è sempre allenato con esercizi noiosi e lenti, non pensavo sarebbe diventato così”

Al podcast Bta: "Oggi dal vivo fa impressione, nessuno ha la sua costanza. Molti fanno sforzi incredibili per un periodo ma poi esauriscono le forze, Jannik fa il contrario"

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Italy's Jannik Sinner reacts as he plays against Spain's Carlos Alcaraz during the Monte Carlo ATP Masters Series Tournament final tennis match on Court Rainier III at the Monte-Carlo Country Club in Roquebrune-Cap-Martin, south-eastern France on April 12, 2026. Valery HACHE / AFP

Intervenuto al Bta podcast, l’ex tennista francese Dominic Thiem ha parlato di Sinner. Il passaggio sugli “esercizi noiosi” è forse il più rivelatore, perché ribalta completamente l’idea che spesso si ha del talento. Non sta dicendo che Sinner si allena tanto, ma che accetta una dimensione del lavoro che quasi tutti rifiutano: quella ripetitiva, lenta, poco gratificante. E che riesca a portarla avanti per ore, per mesi e per anni. È lì che si costruisce la sua superiorità. Nel tennis moderno, dove molti cercano sempre intensità e stimoli, Sinner sembra aver trovato un vantaggio proprio nella monotonia, nella capacità di restare dentro un processo anche quando non dà nulla nell’immediato. O almeno così dice Thiem, che poi ammette di non aver previsto fino in fondo questa evoluzione dice molto: Sinner non è diventato dominante per un’esplosione improvvisa, ma per accumulo.

Thiem: “Sinner l’ho visto allenarsi in modo noioso, è difficile però avere la sua costanza”

Di seguito quanto dichiarato su Sinner:

“Ha un grande team composto da ottimi professionisti per ogni singolo aspetto importante per un tennista: fisioterapista, preparatore atletico, due allenatori di tennis… Mi è capitato di vederlo a volte al mattino, prima che iniziasse la giornata, nella palestra dei tornei, e faceva esercizi molto specifici. Esercizi noiosi, a dire il vero, se li guardi; e penso fossero noiosi anche per lui, esercizi di stabilità molto lenti.

Avere la capacità di lavorare duro è un grandissimo talento di per sé. Il difficile è essere in grado di farlo per tanti anni di fila, con costanza. Conosco molti ragazzi in grado di fare sforzi incredibili, ma dopo qualche settimana o mese, finiscono lì. Si esauriscono. Essere costanti è una chiave fondamentale. Voglio dire, lo conosco, ma guardandolo dall’esterno direi che è un lavoratore metodico e che è incredibilmente stabile in ogni aspetto. E poi, la cosa che risalta di più in questo momento, e che ovviamente non potevi notare quando aveva 16 o 17 anni, è il modo in cui si muove. È incredibile.

Dal vivo fa ancora più impressione: il modo in cui arriva su ogni palla… non importa in quale situazione di pressione tu lo metta, lui è sempre lì e riesce a rimettersi in equilibrio per restituirti una palla difficilissima. Direi che è questo ciò che spicca di più. Credo che Jannik fosse sempre a Monte Carlo ad allenarsi con gli altri ragazzi perché la sua accademia era lì vicino. Ne parlavamo spesso e credo di essermi allenato con lui quando aveva 16 o 17 anni; ovviamente giocava molto bene, era molto solido, ma non potevamo fare previsioni. Sapevamo che avrebbe avuto una bellissima carriera, ma non sapevo se sarebbe arrivato in top 20, in top 10 o se sarebbe diventato quello che è oggi: una leggenda del tennis che si gioca ogni titolo del Grande Slam. Non ne ero sicuro. Quindi è davvero super interessante.”

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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