Paolo Sorrentino, un film-documentario sulla vita di Ancelotti

Lo scrive CalcioeFinanza. La sua infanzia contadina è fondamentale per capire il personaggio che è diventato. Lo racconta nei suoi libri: "Quello che seminavi lo raccoglievi a distanza di un anno, l'arte della calma era fondamentale"

Paolo sorrentino Ancelotti

Director Paolo Sorrentino attends the photocall for the Italian premiere of "The Hand Of God" at Hotel Vesuvio (Kontrolab)

Paolo Sorrentino sta pensando a un film-documentario sulla vita di Ancelotti. A scriverlo è CalcioeFinanza. Il regista ha avuto l’idea e adesso c’è un pool di investitori che ne starebbe valutando la fattibilità. La decisione finale dovrebbe arrivare a breve. Sarà un documentario che pare dalle origini di Ancelotti, a Reggiolo.

Per CalcioeFinanza si tratta di

una iniziativa che potrebbe avere un successo eclatante nel caso in cui coincidesse con la vittoria del Brasile allenato da Ancelotti ai prossimi Mondiali negli Usa, che permetterebbe alla Seleçao di conquistare la tanto agognata Exa, la sesta vittoria della Coppa del Mondo.

Paolo Sorrentino, è noto, è un grande appassionato di calcio. Il suo primo film, “L’uomo in più” (che risale al 2001) era ispirato alla vita di Agostino Di Bartolomei, almeno nella parte relativa al calcio. Nel film c’erano due  personaggi, entrambi Antonio Pisapia. Uno appunto ispirato a Di Bartolomei e l’atro probabilmente ispirato a Franco Califano. Ma il calcio torna ovviamente pure nel film biografico “È stata la mano di Dio” sul rapporto del giovane tifoso Paolo Sorrentino col Napoli di Maradona mentre la sua vita crolla per l’improvvisa scomparsa dei genitori.

Sorrentino ringraziò Maradona al momento della premiazione alla vittoria dell’Oscar con La grande bellezza.

Ancelotti è certamente un personaggio cinematografico. Non solo per la sua vita calcistica e da allenatore. Ma per la sua vita sin da bambino. Il contesto in cui è cresciuto. In un suo libro, racconta la rabbia da bambino quando il padre dava buona parte dl raccolto al proprietario e il padre che gli spiegava invece che era giusto, che grazie a quel lavoro loro vivevano. L’educazione dei genitori e dei nonni.

In un suo libro “Preferisco la coppa”, scritto con Alessandro Alciato, racconta:

“Sono nato in una famiglia contadina, i tortellini sono il ricordo del pranzo domenicale. Era la specialità di quel giorno, solo ed esclusivamente di quel giorno, momento sacro dedicato ai parenti, aria di casa mia. Aria pulita. Eravamo poveri ma educati, belli non lo so. Io e mia sorella Angela, papà Giuseppe e mamma Cecilia., nonno Erminio (detto Carlino) e nonna Maria: il gruppo del tortellino è servito. Casa e chiesa, prima l’ostia e poi l’oste che a turno era sempre uno dei noi. Tortellini, vino e maiale, menu fisso a costo zero. Tanto maiale, perché quella era la carne più usata dalle famiglie contadine”. 

E ancora: “Se non fosse stato per il sudore di mamma e papà, sarei uno qualunque. Ai tempi era un grandissimo sacrificio lavorare la terra senza macchinari, si faceva tutto a mano, si perdevano tantissime ore. Quello che seminavi lo raccoglievi a distanza di un anno, non c’era un riscontro immediato, bisognava avere grande pazienza, non lasciarsi abbattere nei momenti di difficoltà. (…) L’arte della calma era fondamentale, l’ho imparata da lì, mi è servita da giocatore nel momento degli infortuni e da allenatore un milione di volte”.  

Un tuffo in un’altra Italia. Un bambino che poi è cresciuto ed è andato incontro agli altri senza mai perdere i propri insegnamenti ma anche senza mai smettere di incuriosirsi. Questa è poi la cifra interessante del personaggio Ancelotti. Che tra le mani di Sorrentino potrebbe dar vita a un grande personaggio cinematografico.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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