Luis Enrique ha rivoluzionato il calcio: è nella storia con Cruyff, Guardiola, Sacchi e Klopp
O almeno così scrive L'Equipe, in attesa di Psg-Bayern. Per il giornale francese sta lasciando un segno indelebile nella storia moderna del calcio

2023 archivio Image Sport / Calcio / Paris Saint Germain / Luis Enrique / foto Imago/Image Sport ONLY ITALY
In attesa di giocarsi la quasi-finale di Champions stasera contro il Bayern Monaco, Luis Enrique può incorniciarsi questo articolo dell’Equipe che lo definisce uno dei migliori cinque allenatori della storia del calcio. Gli altri quattro per il giornale francese sono Arrigo Sacchi, Johan Cruyff, Pep Guardiola e Jürgen Klopp.
Una cinquina di tecnici che hanno segnato la storia moderna del gioco, per L’Equipe. Non semplicemente bravissimi: rivoluzionari. Anche se ammette che il percorso per arrivare al gotha è stato accidentato, visto i “fallimenti” alla Roma, al Celta Vigo e con la nazionale spagnola. Il fatto è che “la sua arroganza, la difficoltà quasi patologica a condividere e a svelare i segreti del mestiere hanno offuscato le sue intenzioni e fatto sì che non gli venisse perdonato il minimo errore. Giudicato troppo verticale al Barça, troppo laterale con la Roja, ha dovuto anche fare i conti con eredità e aspettative”.
Dall’Inter a un’altra dimensione
E’ stato definitivamente riabilitato con “una finale antologica il 31 maggio 2025”, il 5-0 all’Inter. Lì “l’asturiano è entrato in un’altra dimensione”.
Luis Enrique ha costruito un’identità propria, cosa non così comune. Dentro ci sono il gioco offensivo di Cruyff, Rijkaard, Van Gaal, Guardiola, poi condizione fisica, qualità tecnica, intelligenza tattica, mentalità collettiva, concetti come il gioco di posizione, i triangoli, la ricerca dell’uomo libero, i cambi di ritmo, il pressing alto e il recupero immediato. Nientedimeno.
Un tecnico libero
Anche alcuni screzi con grandi come Totti, Xavi, Sergio Ramos e Neymar, “testimoniano un tecnico libero, fedele a un’idea di gioco in cui ha sempre creduto, anche contro tutti. E poi ha rivoluzionato l’idea stessa di ruolo: “ha trasformato Vitinha in mediano, Dembélé in un falso nove e tuttofare, Hakimi in un giocatore totale. Tutti devono poter fare tutto. Con lui è tutto questione di zone e tempi d’intervento: ciascuno può essere protagonista nell’azione offensiva e nel pressing difensivo”.