Ora gli italiani dovranno sorbirsi i soliti discorsi sul cambiamento e le responsabilità (L’Equipe)

"Dopo l'apocalisse del 2017, e il terremoto del 2022, bisognerà trovare un'altra parola, ma il dizionario finirà per esaurire l'immaginazione"

Bastoni italiani

Db Zenica 31/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Bosnia Erzegovina-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pio Esposito

“Dalle finestre spalancate che si affacciavano sullo stadio continuava a piovere fuoco di mortaio, uomini robusti avvolti nelle loro bandiere versavano qualche lacrima, e i poveri giocatori italiani, prostrati in mezzo al campo, non potevano far altro che osservare tutte le sfumature della gioia, di cui il destino li aveva implacabilmente privati ​​per troppo tempo”. E’ poetico L’Equipe nel descrivere l’ennesimo drammone italiano. Ma ormai è una routine.

E quindi il giornale francese scrive che “dopo l’apocalisse del novembre 2017, quando non trovarono mai il punto debole in due partite contro la Svezia, dopo il terremoto del marzo 2022, quando la piccola Macedonia del Nord arrivò a vincere a Palermo a sorpresa di tutti, bisognerà trovare qualcos’altro, ma il dizionario finirà per esaurire l’immaginazione, di fronte a questo terribile tunnel in cui è sprofondata la Nazionale, un abisso così buio che nessuno riesce più a vedere brillare le quattro stelle che sventolano sulla maglia”. E’ poesia, ve l’abbiamo detto.

“Possiamo già sentire i discorsi dei vertici della Federazione, che insistono sul fatto che tutto debba cambiare, che il sistema debba essere ripensato, che le responsabilità debbano essere assunte, e gli italiani si stancheranno un po’ di sentirselo ripetere ormai da quasi dieci anni”.

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