Corvino: “Pensiamo davvero che gli insuccessi della Nazionale dipendano da Gravina o dal c.t.?

Al Corriere dello Sport: "I problemi dell'Italia sono strutturali e vanno discussi su più tavoli. Coverciano funziona, con le stesse strutture abbiamo vinto quattro Mondiali. Stranieri? Sono necessari per la sostenibilità"

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FIORENTINA-NAPOLI SERIE A Db Firenze 29/08/2010 - campionato di calcio serie A / Fiorentina-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport

Pantaleo Corvino, dirigente sportivo del Lecce, è intervenuto ai microfoni del Corriere dello Sport dando come sempre sfoggio del suo carattere diretto e delle sue conoscenze calcistiche. In particolare è interessante analizzare le sue parole in ottica vivai italiani: il Lecce – spiega Corvino – deve assumere giovani talenti stranieri per un discorso di sostenibilità. Il che dice molto sulla questione della Nazionale, sul perché alcuni talenti italiani non emergano e di quanto in effetti il problema sia più politico ed economico che strettamente calcistico. Di seguito un estratto significativo.

Corvino: “Per costruire una squadra devi essere sostenibile e cercare giocatori ovunque”

Nel frattempo c’è un macrotema che attanaglia l’Italia: il terzo Mondiale senza di noi. E qualcuno ha trovato tra i colpevoli il Lecce campione d’Italia Primavera nel 2023, con una rosa tutta di stranieri. La cosa la urta molto…
“Sarò sincero e voglio urlarlo per l’ultima volta: non fa onore a nessuno trovare nel Lecce, nel momento storico che il calcio italiano sta attraversando, un esempio negativo. Come responsabile dell’area tecnica quando devi costruire per trasformare le migliori potenzialità in qualità, diventa necessario andare a cercarle dove sono, anche lontano: questo se ne trovi pochissime nel tuo territorio e non te lo puoi permettere economicamente in Italia.

Come si fa a non capire che per club come il nostro tutto questo è una necessità, che diventa l’unica condizione e si trasforma anche in virtù? Tutto questo non è facile, ci vuole coraggio, ma è l’unica strada per sforzarsi a portare più risorse tecniche possibili in prima squadra sperando che si trasformino anche in risorse economiche. E questo ti consente allo stesso tempo di mantenere la Primavera 1 di Serie A e competere contro i club più blasonati. Il Lecce rimane sempre nelle regole. Se poi uno va a vedere la nostra storia, con me responsabile dell’area tecnica, si renderà conto che dalla Primavera sono venuti fuori scudetti e risorse tecniche con ragazzi italiani come Miccoli, Pellé, Rosati, Rullo, quando li ho potuti cercare e trovare”.

Dal suo punto di vista la crisi del calcio italiano che ci tiene fuori dal terzo Mondiale di fila da dove nasce?
“Non voglio fare il professore. Pensiamo veramente che gli insuccessi della Nazionale siano responsabilità dei presidenti federali o dei ct? Avete visto chi è stato chiamato a guidare l’Italia in panchina dopo gli insuccessi? Allenatori che avevano fatto bene nei club. Pensiamo che Gravina o chi lo ha preceduto sia davvero non all’altezza?

Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Coverciano funziona. Abbiamo vinto quattro Mondiali e le strutture di allora non erano superiori rispetto a quelle di adesso. Dunque le ragioni saranno altre e andranno valutate bene. Forse la colpa è di un sistema strutturale che si fa fatica a cambiare. E non si cambia sparlando in tutte le sedi, anche chi non avrebbe alcun titolo: ma sedendoci a un tavolo o più tavoli per il bene della Nazionale”.

Proviamoci direttore, una cosa diciamola.
“Bisogna partire dal presupposto che per rimanere nel tempo è necessario essere sostenibili economicamente. Un modello che il Lecce con a capo il presidente Sticchi Damiani – invertendo la rotta dopo l’ultima retrocessione – ha voluto fare suo e che, per quanto riguarda l’area tecnica, stiamo portando avanti insieme a Stefano Trinchera e al presidente stesso.

Certo, per un manager sarebbe più facile non avere il vincolo della sostenibilità, ma sono figlio di questo territorio e vorrei sempre un Lecce presente nel tempo. Sono all’ultima curva e forse non farò in tempo a vedere, non il tifoso leccese, ma parlo di tifoserie in generale, capaci, come negli altri Paesi o come è successo ai modelli italiani Empoli e Sassuolo, di capire il club dopo le cadute. Perché il rischio è che si perda il sano realismo”.

Nomi per il futuro?
“Dico quattro italiani, così quelli del Lecce straniero se li appuntano: il difensore centrale Cafasso, le ali Persano e Cipressa. E il portiere Lupo. Sono tutti nazionali. E poi mi concedo due stranieri, 2007 e 2008: Dalla Costa, terzino sinistro belga, e il portiere bulgaro Penev”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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