Conte nemmeno la legge la partita, ce l’ha nel sangue
Allegri si copre e lui fa entrare Alisson È un colpo da coach di basket. Alisson mette ansia a mezzo Milan, offre casatielli a De Winter e soci, finché non inventa la giocata

Mg Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte
Conte nemmeno la legge la partita, ce l’ha nel sangue
Si scrive Pasquetta, si legge passione secondo Matteo. E se la pastiera è il dolce di rito, a tavola l’ha servita Politano, ma la farina, lo zucchero e quel pizzico di cannella che cambia il sapore a tutto ce li ha messi Alisson Santos. Di professione funambolo, di vocazione agitatore di acque che parevano stagnanti. Quel suo no-look meriterebbe non un poster, ma un affresco, di quelli che a Napoli si fanno sui muri dei quartieri, tra un santo e un calciatore, che qui spesso sono la stessa cosa. Meriterebbe di essere appeso negli spogliatoi delle scuole calcio. Divertitevi, dite ai vostri allenatori che volete solo dribblare.
Andiamo con ordine, o almeno facciamo finta. Conte contro Allegri è la ragione applicata al cuoio. È il calcio degli scacchi giocato con i muscoli. Il primo tempo è stato un muro contro muro,. Senza Hojlund e con un Lukaku in sciopero ci siamo aggrappati a Giovane: due mezze palle gol in tutto, ma lavorate con la dignità di chi vuole incidere.
Il Milan? È rimasto a guardare, o quasi. Un’apparizione estemporanea di Nkunku, che però ha preferito divorarsi il vantaggio invece di servirlo. In questo grigiore tattico, solo quando Kevin De Bruyne sfiora la sfera si accende una luce diversa. Lui e Modric sembrano due alieni sbarcati per errore in una Serie A che viaggia a scartamento ridotto. Vedere Kevin che accarezza il pallone è come ascoltare un vinile perfetto in mezzo a tanti file mp3 gracchianti. E’ come stare in spiaggia mano nella mano con chi ami e domandarsi se questa è la felicità, e rispondersi con un sorriso. Nella ripresa il copione sembrava scritto col ricalco. Giovane impegna Maignan appena riesce a trovare un po’ di spazio. Poi, la prima mossa di Max: vede Spinazzola fare il padrone sulla fascia sinistra e decide di coprirsi. Spina corre, ara, semina, ma al momento del dunque ha le polveri bagnate. È qui che Mastro Antonio capisce: è ora di sguinzagliare il brasiliano. Entra Alisson Santos e la partita cambia faccia. Un colpo da coach di basket. Max si copre e lui fa entrare Alisson. Mette ansia a mezzo Milan, offre casatielli a De Winter e soci, finché non inventa la giocata che rompe l’equilibrio. Innesca Mati, oggi ovunque, un’ubiquità quasi mistica — il cui cross trova il piede di Matteo. Uno a zero.
Il resto è gestione e qualche brivido. Leao ci prova, ma crea confusione e finisce per colpire i difensori azzurri con la casualità di un flipper impazzito. L’unico sussulto vero lo regala Gimenez di testa, ma finisce lì.
Vince il Napoli perché è stato più applicato, più feroce, più squadra. Vince perché ha trovato nel cilindro il colpo del genio brasiliano. Il Milan torna a casa con molto ordine e poca sostanza. Noi ci teniamo i tre punti e quel fermo immagine di Alisson che guarda da una parte e serve dall’altra. Il calcio, in fondo, è ancora questo: un trucco di magia che ti fa dimenticare, per novanta minuti, che fuori è solo lunedì.











