Bierhoff: “Italia ferma agli anni ’90, allenatori con la bacchetta magica non esistono” (Gazzetta)

L'ex bomber tedesco in una intervista rilasciata alla Gazzetta spiega come la sua Germania è ripartita nel corso del tempo dopo i fallimenti degli anni 2000, mentre l'Italia continua a non progredire verso il futuro

calcio italiano Bierhoff

Db Zenica 31/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Bosnia Erzegovina-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: espulsione Alessandro Bastoni

Bierhoff ex attaccante del Milan ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello sport, toccando tanti temi riguardo le nazionali e i parallelismi che potrebbero esserci tra le righe tra la Germania dei primi anni 2000 e l’Italia attuale. Uno dei temi cardine è stata anche la ricostruzione fin dalle basi e non solo in superficie tipo un allenatore nuovo:

“Ogni tanto penso che bisogna toccare il fondo per rimbalzare, forse la vostra sofferenza non è stata abbastanza: le persone importanti del calcio italiano si devono mettere insieme, non importa se federazione, lega o altri, ma tutti quelli che amano il calcio si devono unire per migliorare questa situazione che non può cambiare in sei mesi. Si partirà penso con un nuovo allenatore, con un po’ di entusiasmo per le qualificazioni europee, ma le basi vanno cambiate per risolvere i grandi problemi che l’Italia ha adesso”

Bierhoff spiega come la Germania sia ripartita

“All’inizio del Duemila per superare una crisi abbiamo creato le accademie per i giovani, abbiamo migliorato l’educazione degli allenatori, abbiamo cambiato i programmi, la filosofia, allo scopo di avere meno forza fisica, più tecnica e tanti altri aspetti fondamentali, però ci abbiamo impiegato dieci anni. Verso il 2010 ci sono stati i frutti di questa politica e nel 2014 siamo diventati campioni del mondo. Ci vuole tempo. Non c’è la soluzione, il magico allenatore. Il problema è che devi crescere i giocatori, dargli più spazio e far sì che diventino più bravi degli stranieri che giocano nel campionato”.

L’Italia è ferma ancora al passato

“Quello che mi preoccupa è che l’Italia era sempre famosa per buoni allenatori, buoni giocatori, ma sembra che sia stato perso il ritmo alto che serve nel calcio. Si è fermata agli Anni 90. Il gioco è cambiato, la preparazione anche, l’intensità è maggiore”.

“Non si può credere che l’Italia sia ancora fuori, ma se succede per la terza volta di fila non può essere un caso. La vedo in due maniere: partita storta per quel cartellino rosso che l’ha cambiata, la Bosnia ha preso coraggio e si è fatta avanti. La seconda è che l’Italia non ha più la qualità come una volta, se hai una buona squadra non puoi uscire così. Anche in queste condizioni però ci si aspetta che una squadra del genere si qualifichi ugualmente: per me è un grande delusione”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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