L’ideona del calcio italiano: volete vivai e stadi? Dateci sgravi fiscali
Riparte prepotente la questua: la serie A è di nuovo a caccia di soldi pubblici e manda la Lega calcio in avanscoperta. Resoconto di una giornata di approfondimento

Db Riad (Arabia Saudita) 06/01/2025 - finale Supercoppa Italiana / Inter-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luigi De Siervo.Ezio Simonelli
L’ideona del calcio italiano: volete vivai e stadi? Dateci gli sgravi fiscali
Riparte prepotente la questua: la serie A è di nuovo a caccia di soldi pubblici e manda la Lega calcio in avanscoperta. “Giornata di approfondimento sulla sostenibilità economico-finanziaria delle società” è stato il titolo pomposo di un primo incontro, svoltosi la scorsa settimana nella sede milanese di via Rosellini. Ci vuole davvero un approfondimento per capire come le società di A si vogliano sostenere? Con più soldi, neanche a dirlo.
Ospiti illustri del numero uno della Lega, Ezio Simonelli, sono stati il vice ministro dell’Economia, Maurizio Leo, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, e il presidente della nuova commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico-finanziario delle società di calcio, che ha preso il posto della ormai delegittimata Covisoc, Massimiliano Atelli. Giusto per la cronaca, anche Carbone e Fava sono membri della commissione: della notissima serie, i controllori a braccetto con i controllati. Per carità, tutto perfettamente normale, nel mondo del tengo famiglia.
Quei concetti astrusi, tipo che l’Iva e le imposte vanno versate
Però, c’erano temi complessi da sviscerare: chissà, forse l’Agenzia delle entrate avrà spiegato concetti astrusi per la serie A, tipo che l’Iva e le imposte vanno versate, possibilmente entro la scadenza, l’Inps che va fatto altrettanto con i contributi e la commissione che vanno rispettati i parametri stabiliti per l’equilibrio economico-finanziario, ma che il rispetto è comunque un criterio soggettivo. Non deve essere un caso che la Lega lo abbia definito un “importante momento di confronto”: è un aggettivo che non si nega a nessuno.
Solo chiacchiere, dunque? Sì, ma con un piattino per le elemosine bene in vista, prontamente descritto dai giornaloni, dove ricevere sgravi fiscali per investire di più sui vivai e per costruire nuovi stadi. Non male: si lega la richiesta fondamentale, ossia l’affare immobiliare, a quella nobile, ossia aiutare giovani talenti a venir fuori.
Ma Simonelli si è augurato anche il ripristino del trattamento agevolato introdotto nel 2019 dal governo Conte I, quello con la maggioranza Cinque Stelle-Lega, con il cosiddetto decreto crescita, che prevedeva il dimezzamento della tassazione sul reddito dei calciatori, abolito con l’ultima legge di bilancio: della serie, la Meloni ha fatto anche cose buone. Strumento, dice Simonelli, utile per avere con le stesse cifre lorde giocatori di qualità superiore. Ora, a parte che la riduzione delle imposte sui redditi dei più ricchi è un fenomeno strutturale in tutto il mondo occidentale, quindi è inutile prendersela con Simonelli – e se si fa notare che nell’America maccartista degli anni Cinquanta del secolo scorso l’aliquota più alta era pari al 91% si è guardati con incredulità – da un punto di vista strettamente calcistico i campioni quelli sono: quindi, l’effetto immediato sarebbe dare più soldi a giocatori normalissimi.
Il calcio italiano piagnucola ancora per il Covid
Però, piagnucolano i vertici del calcio, il Covid ha lasciato ancora dei segni: perciò, c’è bisogno di aiuti.
E vediamoli allora questi segni: secondo il Report Calcio, prodotto in collaborazione tra la Figc, il centro studi Arel e la società di consulenza e revisione contabile PwC, nell’ultima stagione prima del Covid, la 2018-2019, i ricavi totali delle 20 società di A ammontarono a 3,38 miliardi, grazie anche a 712,7 milioni di plusvalenze. Le perdite complessive furono di 275 milioni, anche a causa di stipendi per i tesserati pari a 1,61 miliardi. Ricavi saliti a 3,84 miliardi nel 2023-2024 – l’ultima stagione di cui si dispongano tutti i bilanci, infatti Torino, Parma e Monza chiudono i conti non il 30 giugno come tutti, ma il 31 dicembre – grazie anche a 670,5 milioni di plusvalenze. E gli stipendi dei tesserati? Cresciuti a 1,82 miliardi. E il risultato netto? In rosso di 369 milioni, 94 in più del periodo pre-Covid. Dunque, ha ragione la Lega? Proprio no, perché i ricavi sono cresciuti di 460 milioni. Va così da decenni: si cercano più soldi, ottenuti i quali si aumentano le spese, per cui c’è bisogno di altri soldi. Nel frattempo, anche se i bilanci chiudono in rosso, la dimensione economico-finanziaria cresce, facendo crescere anche il valore delle società. E il piattino per le elemosine? Appuntamento alla prossima “giornata di approfondimento”.