Squalificato Heraskevych l’atleta ucraino col casco dedicato agli atleti ucraini uccisi in guerra: “Il Cio li tradisce, io no”

Ha incontrato la presidente del Cio ma non ha voluto rinunciare a indossare il casco della memoria. Deve lasciare il villaggio olimpico: "Ci sono cose più importanti di una medaglia"

Ucraina Cio Heraskevyc

Ukraine's Vladyslav Heraskevych takes part in the skeleton men's training session at Cortina Sliding Centre during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games in Cortina d'Ampezzo on February 9, 2026. FRANCK FIFE / AFP

L’atleta ucraino di skeleton Vladylsav Heraskevych è stato clamorosamente squalificato dalle Olimpiadi a causa del suo “casco della memoria” che voleva indossare per onorare i morti di guerra ucraini.

Così scrive il Telegraph (che pubblica anche la foto del padre allenatore in lacrime), come altre testate.

Il Cio (Comitato internazionale olimpico) ha dichiarato: “Ha avuto un’ultima opportunità ma l’ucraino Vladylsav Heraskevych questa mattina non potrà iniziare la sua gara ai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. La decisione ha fatto seguito al suo rifiuto di rispettare le linee guida del Cio sull’espressione degli atleti. Il casco che intendeva indossare non era conforme alle regole.”

Heraskevych ha incontrato anche la presidente del Cio Kirsty Coventry ma non ha voluto recedere dal suo proposito di indossare il casco della memoria.

Prosegue il quotidiano inglese:

Il Cio voleva che Heraskevych competesse. Per questo motivo il Cio si è seduto con lui per cercare il modo più rispettoso per affrontare il suo desiderio di ricordare i suoi compagni che hanno perso la vita in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. L’essenza di questo caso non riguarda il messaggio in sé ma il modo in cui voleva esprimerlo. Il signor Heraskevych è stato in grado di mostrare il suo casco in tutte le prove. Il Cio gli ha anche offerto la possibilità di mostrarlo immediatamente dopo la competizione quando passava attraverso la zona mista. Il lutto non è espresso e percepito allo stesso modo ovunque nel mondo. (…) In determinate circostanze c’è anche la possibilità di indossare una fascia nera. Oppure gli atleti possono piangere ed esprimere le loro opinioni nelle zone miste dei media, sui social media, durante le conferenze stampa e nelle interviste.

Heraskevych deve lasciare il Villaggio olimpico. Ma a soli 90 minuti dalla prima manche che avrebbe dovuto fare, ha postato su Instagram un messaggio: “Non ho mai voluto uno scandalo con il Cio e non l’ho creato io. L’ha creato il Cio con la sua interpretazione del regolamento, che molti considerano discriminatoria. Sebbene questo scandalo abbia reso possibile parlare a gran voce degli atleti ucraini uccisi, allo stesso tempo il fatto stesso dello scandalo distoglie enormemente l’attenzione dalle competizioni stesse e dagli atleti che vi partecipano.”

Ha poi esortato il Cio a revocare il divieto, a scusarsi per la pressione esercitata su di lui e, “come segno di solidarietà, a fornire generatori elettrici agli impianti sportivi ucraini che soffrono quotidianamente a causa dei bombardamenti”. Il Cio ha respinto la richiesta. 

Heraskevych non ritiene che il suo casco violi la regola 50.2, che stabilisce che “nessun tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale è consentita in nessun sito olimpico”, sostenendo che si tratta semplicemente di una constatazione di fatto in onore di alcuni caduti in guerra.

“Non tradirò questi atleti”, ha detto. “Questi atleti hanno sacrificato la loro vita, e grazie a questo sacrificio io posso essere qui, quindi non li tradirò. Una medaglia olimpica sarebbe un grande onore. Fin da bambino, è il mio grande sogno. Ma in questo momento, in tempo di guerra su vasta scala, alcune cose sono davvero più importanti delle medaglie. A questo punto, direi che una medaglia non vale nulla in confronto alla vita delle persone, e credo anche in confronto alla memoria di questi atleti”. 

Kirsty Coventry si era recata personalmente a Cortina nel tentativo di trovare una soluzione: “Non avrei dovuto essere qui, ma ho pensato che fosse davvero importante venire qui e parlargli faccia a faccia”, ha detto, apparentemente trattenendo le lacrime. “Nessuno, soprattutto io, è in disaccordo con il messaggio, è un messaggio potente, è un messaggio di ricordo, di memoria. La sfida era trovare una soluzione per la gara. Purtroppo non siamo riusciti a trovarla. Volevo davvero vederlo gareggiare. È stata una mattinata emozionante”. 

A caldo Heraskevych ha detto ai giornalisti a Cortina: “Sono stati uccisi, ma la loro voce è così forte che il CIO ha paura di loro. Ho detto a Coventry che questa decisione è in linea con la narrazione della Russia. Credo sinceramente che sia proprio grazie al loro sacrificio che queste Olimpiadi possono svolgersi oggi. Anche se il Cio vuole tradire la memoria di questi atleti, io non li tradirò”.

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