La risata di Eileen Gu in faccia al giornalista seppellisce il nostro modo “ridicolo” di intendere lo sport (VIDEO)

Le chiede dei "due ori persi", non dei due argenti vinti. Lei scoppia a ridere, e la reazione è cult: "Sono la più medagliata nella storia del freestyle. Questa visione delle due medaglie perse penso sia una prospettiva ridicola"

Eileen Gu

China's Gu Ailing Eileen reacts after the freestyle skiing women's freeski big air final during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games at Livigno Snow Park, in Livigno (Valtellina), on February 16, 2026. Jeff PACHOUD / AFP

Una risata in faccia dovrebbe seppellirci. La meravigliosa risata di Eileen Gu in faccia al giornalista che prova a domandarle un commento sui “due ori persi” alle Olimpiadi, che in realtà sarebbero due argenti. Perché lei non è solo la donna più decorata nella storia dello sci freestyle (cinque medaglie a soli 22 anni), che ha appena vinto altre due medaglie olimpiche. È anche un’icona mondiale di internazionalismo commerciale, un’atleta incredibile, bellissima, che guadagna circa 23 milioni di dollari l’anno, di cui solo 100mila dollari con lo sci. Americana, poi cinese: al centro persino di una disputa diplomatica. Chi ne ha più ne metta. Il New York Times prima dei Giochi ne aveva scritto così.

Gu

Ebbene, il giornalista in questione le chiede se i due argenti siano per le due ori persi, e questa è la sua reazione. Candidata a diventare una delle “cose” che resteranno di queste Olimpiadi di Milano-Cortina:

“Sono la sciatrice freestyle più medagliata della storia. E già questa penso sia una risposta. Vincere una medaglia alle Olimpiadi è una cosa che ti cambia la vita. Farlo cinque volte è ancora più difficile. Ogni medaglia è difficile da ottenere allo stesso modo per me. Questa visione delle due medaglie perse, a dire la verità, penso sia una prospettiva ridicola. Sto facendo cose che non sono mai state fatte prima. Penso che questo sia più che sufficiente, ma grazie”.  

Questa fragorosa risposta di superiorità totale rientra anche nel dibattito – molto più largo – che riguarda la distanza abissale che separa gli agonisti e chi lo sport lo conosce davvero, dall’ottica perversa di chi spesso lo racconta usando unità di misure – successo e fallimento – totalmente sballate.

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