Ilia Malinin, il salto mortale all’indietro rende più affascinante il pattinaggio ma vale poco come punteggio

Finanche Djokovic si è alzato in piedi ad applaudire il salto mortale all'indietro di Ilia Malinin. Non si vedeva dal 1976 quando fu ritenuto troppo pericoloso

USA's Ilia Malinin performs a backflip as he competes in the figure skating team event men's singles short program during the Milano Cortina 2026 Winter Olympic Games at Milano Ice Skating Arena in Milan on February 7, 2026. Gabriel BOUYS / AFP

Novak Djokovic è saltato in piedi dalla sedia. Si è messo entrambe le mani sulla testa. Il salto mortale all’indietro di Ilia Malinin lo ha lasciato a bocca aperta. Conosciuto come il “Dio dei Quad” per essere l’unico pattinatore ad aver eseguito un quadruplo axel in gara, il ventunenne americano sta riscrivendo le regole del pattinaggio su ghiaccio artistico.  Non solo tecnica estrema ma spettacolo puro.  I suoi salti mortali all’indietro — vietati per quasi mezzo secolo e tornati legali nel 2024 — sono diventati il simbolo di una rivoluzione silenziosa. Lo scrive il Los Angeles Times

“Penso che sia davvero qualcosa che sta riportando in auge questo sport”, ha detto Malinin, che si prepara a vincere la medaglia d’oro nel singolo maschile durante il programma libero di domani. “Il salto mortale all’indietro, penso che possa attrarre anche il pubblico non pattinatore”.

Il pattinaggio artistico da anni prova a rinnovarsi. Le figure obbligatorie sono state eliminate nel 1990, la musica con testo introdotta nel 2014, e infine l’Isu (Federazione internazionale di pattinaggio) ha revocato nel 2024 il divieto sui “salti tipo capriola”. Una scelta che ha riaperto una porta chiusa dal 1976, quando Terry Kubicka eseguì il primo salto mortale olimpico prima che fosse immediatamente proibito perché ritenuto troppo pericoloso.

Il Los Angeles Times prosegue

Nel 1998 a Nagano Surya Bonaly fuori dalla corsa alle medaglie, inserì improvvisamente la capriola nel suo programma. La folla sussultò e applaudì più forte che in qualsiasi altro momento del suo programma. Quel gesto è rimasto nella memoria come un atto identitario e di rottura.

“Ho rotto il ghiaccio per gli altri pattinatori”, ha detto Bonaly all’Associated Press. “Ora è tutto diverso. La gente accoglie chiunque, purché sia bravo, ed è questo lo scopo della vita”. Cresciuto con una formazione da ginnasta, ha raccontato quanto sia stato difficile adattare la capriola al ghiaccio: “Era come se avessi dovuto superare una barriera mentale”, ha detto Malinin. Oggi il gesto è diventato naturale, quasi semplice.

Il salto che incendia le tribune non assegna punti tecnici aggiuntivi. La federazione internazionale di pattinaggio lo considera un “elemento coreografico”, utile al punteggio di presentazione ma non alla base tecnica. Una scelta che rende il flip un atto quasi romantico: rischio puro, senza garanzia matematica. La coreografa Shae-Lynn Bourne sintetizza così la sua natura competitiva: “Si tratta di trovare quell’equilibrio”, ha detto Bourne. “… È come un caos controllato.”

“Quando faccio quel salto mortale all’indietro, tutti urlano di gioia”, ha detto Malinin.

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