Il Bodo Glimt ha battuto l’Inter col 29% di possesso palla e 7 tiri in porta. E no, non è fortuna (New York Times)

Ormai è chiaro a tutti (tranne che a molti allenatori della Serie A) che con le statistiche non si vince. E la retorica del "miracolo" coi norvegesi non vale più

Db Milano 20/01/2026 - Champions League / Inter-Bodo Glimt / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Davide Frattesi

L’anno in cui l’Inter vinse l’ultima Champions League, la stagione del triplete storico del 2009-10, il Bodo Glimt si classificò sesto nella seconda divisione norvegese. Nel frattempo il mondo del calcio italiano s’è rigirato, e adesso sarebbe il caso di ridimensionare anche la retorica miracolistica con la quale viene letta l’eliminazione dell’Inter dalla Champions a opera dei “salmonari”.

Come scrive il New York Times, “Bodo è così a nord che si trova appena sopra il Circolo Polare Artico e ospita una popolazione di poco più di 40.000 persone, che potrebbero tranquillamente stare nello stadio San Siro dell’Inter. Ma non si tratta solo di un coraggioso club arrivista che sconfigge un gigante in declino: l’Inter ha 10 punti di vantaggio in vetta alla Serie A e ha raggiunto la finale di Champions League in due delle ultime tre stagioni. E non è stato un colpo di fortuna, o una beffa che il Bodo non meritava: hanno martellato l’Inter nella gara di andata in Norvegia e l’hanno tenuta a distanza nella gara di ritorno. Nonostante un possesso palla inferiore (71% contro 29%) e un minor numero di tiri (30 contro 7) a Milano, non sono mai sembrati in pericolo di vita“.

Rileggiamoli bene quei numeri, sono una lezione.

“Vale anche la pena sottolineare che il Bodo sta giocando fuori stagione: il campionato norvegese è terminato a novembre e, anche se sembra andare bene per loro (la fine della stagione nazionale ha coinciso con la loro rinascita in Europa e da allora non hanno più perso), va contro l’opinione comune che una squadra possa avere successo senza il ritmo di un calcio regolare”.

Per chi non conoscesse il progetto, è bene sapere che il successo del Bodo non è dovuto a qualche ricco benefattore. Questo è più “organico”, ampiamente spiegato dall’adesione di Knutsen a un calcio ad alta intensità e ad alta energia e da una strategia di reclutamento che non solo individua giocatori che si adattano a tale approccio, ma identifica anche quelli con talento grezzo e un “fattore X”, una singola qualità eccezionale che tutti gli altri potrebbero aver trascurato perché il giocatore potrebbe essere grezzo e poco raffinato”.

“Quindi, per riassumere: loro fanno le cose in modo diverso. Ma quando si è nella loro stessa situazione, e si hanno le loro dimensioni, bisogna fare le cose in modo diverso. La loro vittoria contro l’Inter è la più grande sorpresa nella storia della fase a eliminazione diretta della Champions League? Potrebbe esserlo”. Ma “questa è diversa”, scrive ancora il Nyt.

“È anche, come ha sottolineato la società di dati calcistici Opta, la prima volta dal 1972 che una squadra al di fuori dei cinque maggiori campionati europei – Inghilterra, Spagna, Germania, Italia e Francia – vince quattro partite consecutive contro squadre di quelle nazioni in Champions League, o nella sua predecessora, la Coppa dei Campioni. Quella squadra nel 1972 era l’Ajax, che poi vinse l’intera competizione. Non è la prima volta che il Bodø/Glimt fa sembrare piccolo un gigante italiano: nel 2021 ha travolto la Roma di José Mourinho per 6-1 in Europa Conference League. Ora tocca allo Sporting o al Manchester City”.

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