Osimhen, lontano da Napoli, è diventato un leader: la Nigeria (così come il Galatasaray) si affida completamente a lui
L'Equipe. A Istanbul è considerato «un uomo d’affari, serio nei dettagli e rilassato nell’atteggiamento». In Nigeria, invece, è colui che, sacrificandosi, guida e fa muovere la squadra.

Nigeria's forward #18 Ademola Lookman (L) celebrates scoring his team's first goal with Nigeria's forward #9 Victor Osimhen during the Africa Cup of Nations (CAN) 2024 round of 16 football match between Nigeria and Cameroon at the Felix Houphouet-Boigny Stadium in Abidjan on January 27, 2024. FRANCK FIFE / AFP
Quando si è parlato di lui dopo la qualificazione dell’Algeria, martedì sera, Claude Le Roy è rimasto senza parole. «Sarà un cliente difficile, dovremo gestire Lookman ed Eminem», ha detto l’ex allenatore ai microfoni.
L’Equipe scrive con ironia:
“Victor Osimhen non domina ancora il calcio africano come Eminem ha dominato per un periodo il rap americano, ma a 27 anni ci si avvicina, stagione dopo stagione, avversario dopo avversario. In questa Coppa d’Africa, tunisini e mozambicani ne sono testimoni”.
Così è sempre stato: ogni allenatore che l’ha avuto può dirsi sorpreso dalle sue capacità atletiche e non solo. Ecco una raccolta di interventi fatta dall’Equipe.
Secondo il Guardian, però, il temperamento acceso di Osimhen rischia di oscurare il suo talento, specialmente dopo lo scontro con il compagno Ademola Lookman in Coppa d’Africa.
Osimhen stupisce tutti
Nell’estate 2019, quando era allenatore del Lille, Christophe Galtier ricorda di averlo visto arrivare da Charleroi proprio in estate. Lo ha subito schierato nella prima giornata di campionato contro il Nantes. «Puoi anche avere una fiducia cieca in Luis Campos (allora direttore sportivo del Lille), averlo visto in video, ma quando lo vedi dal vivo, in partita… Lo staff e io ci siamo guardati e abbiamo pensato: “Oh cazzo!” Non aveva fatto preparazione, aveva poche sedute nelle gambe, eppure ha segnato una doppietta, era ovvio: avevamo preso una macchina da guerra. La sua capacità di ripetere corse ad alta intensità è fenomenale, era tra i migliori in ogni partita, anche contro gli avversari, per numero di sprint».
La Ligue 1, così fisica, è nelle sue mani. Il suo salto nelle aree avversarie, nel momento di colpire un cross aereo, ricorda quello di Cristiano Ronaldo. «È una bestia», confida Rudi Garcia, che l’ha allenato al Napoli per qualche mese nel 2023. «È un vero finalizzatore, con un’ottima elevazione. Di testa è eccezionale. Ha un tiro potente ed è sempre in movimento. Pressa continuamente tutti i difensori, anche da solo. Spesso, quando un attaccante si afferma, lavora meno su questo aspetto. Lui ce l’ha nel Dna, quindi deve essere sempre in condizioni ottimali».
Un uomo dalle mille personalità
Nella precedente Coppa d’Africa in Costa d’Avorio, Osimhen aveva sacrificato le sue statistiche e la sua salute per il bene della squadra, arrivata in finale ma sconfitta. «Guida un gruppo, una squadra. Spinge gli altri a dare il meglio con la sua energia e la sua determinazione costante», valuta Garcia. «Non è una persona negativa, motiva sempre tutti. In spogliatoio, in campo. Fondamentalmente, dato che dà tutto sempre, non capisce come gli altri possano impegnarsi di meno. Ma se c’è un problema, si scusa. Inoltre è una persona straordinaria, sono anche andato alla festa di compleanno di suo figlio».
Cenk Ergün, dirigente del Galatasaray quando Osimhen arrivò in prestito dal Napoli nell’estate 2024, ricorda di aver trattato «non con un semplice giocatore, ma con un uomo d’affari, serio nei dettagli e rilassato nell’atteggiamento».











