Matteo de Nora (il nipote dell’amuchina), l’uomo della Coppa America a Napoli: «A mare si vince con la costanza, non con la velocità»
Lo zio ha lanciato nel mondo l'amuchina. Nel 2003 ha creato i Mates, gli investitori di New Zealand. Ha portato la Coppa a Napoli e vuole che resti anche nel 2029 (Repubblica)

Matteo de Nora è il Team Principal di Team New Zealand, quello che nel 2003, dopo la sconfitta nella Coppa America a favore di Alinghi che per la prima volta ha portato la Coppa nel Mediterraneo, ha creato The Mates, il gruppo di investitori che ha sostenuto fin qui i Kiwi. Ma per Napoli Matteo de Nora è colui che per primo ha avuto l’idea di portare la Coppa nel Golfo chiamando il ministro Abodi e chiedendo? Vi va di ospitare l’edizione 2027 del trofeo in Italia. I viaggi a Trapani, Brindisi, Cagliari sono risultati inefficaci. Napoli era l’unica meta gradita e possibile. L’intervista è di Giacomo Cito su Repubblica
Napoli, per un cittadino del mondo con radici italiane come lei, è una scelta quasi inevitabile, De Nora. E, da campioni in carica, la scelta è stata vostra.
«Napoli è la soluzione più difficile perché si tratta di un mondo inesplorato ancora dall’America’s Cup. Ma appena è nata la possibilità, ho sentito vibrare qualcosa dentro di me. Napoli però è Napoli».
Altre proposte non mancavano.
«Napoli ha vinto la concorrenza fortissima dei paesi arabi, ma anche Atene si era fatta avanti in maniera molto convincente.»
Avete vinto le ultime tre America’s Cup dopo aver perso in maniera incredibile la finale del 2013: come si crea una mentalità vincente dopo un disastro sportivo come quello?
«Non c’è una formula magica. All’epoca ci siamo detti “bene, abbiamo imparato qualcosa. Ora sediamoci e ragioniamo sui possibili miglioramenti: essere più aggressivi? Allenare di più la testa, il cuore? O farci scivolare addosso la tristezza e ripartire?”. Ho caro il motto del grande Peter Blake: “La Coppa America è difficilissima, quasi impossibile da vincere. Ma non del tutto”».
Sarà la prima edizione regolata dalla America’s Cup Partnership: non è più il campione a dettare le regole, ma le decisioni si prendono insieme agli altri team. Una già incombe: dove si svolgerà quella del 2029?
«Posso solo parlare per il quinto di responsabilità che avrà Team New Zealand: Napoli potrebbe essere una candidata perfetta per il bis. Poi, certo, in caso di vittoria gli inglesi la vorranno fare in Inghilterra. E questa, per i napoletani, è una buona ragione in più per tifare New Zealand».
Lo zio di suo padre, Oronzio de Nora, pugliese di Altamura, è stato l’inventore dell’Amuchina. Lei è andato alla scoperta di un mondo lontanissimo, sconosciuto alla grande vela, e ha capovolto le regole del gioco. La vela dei foil e delle grandi velocità ha già raggiunto il limite massimo del suo sviluppo?
«L’America’s Cup mi ha insegnato un’altra grande verità sul mare, ma anche sulla vita in generale: «e, dunque con la costanza: si vince quasi sempre negli ultimi metri, dove contano l’occhio, l’esperienza, la lucidità. L’uomo avrà sempre una parte preponderante. Gli AC75 del 2027 avranno meno persone a bordo. Quindi ognuno conterà un po’ di più. E Napoli sarà in prima fila davanti a questo grande spettacolo».





