Non sempre ci sarà Mazzoleni a salvare il Napoli. Conte stia attento ad Allegri e risolva il pasticcio De Bruyne-McTominay
Senza il belga, lo scozzese è arrivato 18esimo al Pallone d'oro. Con lui, è sparito. Il Napoli oggi è una squadra di potere (parola che i napoletani detestano)
Db Milano 31/03/2019 - campionato di calcio serie A / Inter-Lazio / foto Daniele Buffa/Image Sport
nella foto: Paolo Mazzoleni
Non sempre ci sarà Mazzoleni a salvare il Napoli. Conte stia attento ad Allegri e risolva il pasticcio De Bruyne-McTominay
Il Napoli è in fuga solitaria. Antonio Conte sta al campionato italiano come Eddy Merckx, detto il cannibale, stava al ciclismo dei suoi tempi. Il ciclista belga, ricercatissimo quando si giocava alle biglie in spiaggia, era soprannominato il cannibale. È un vezzeggiativo che potremmo serenamente attribuire a Conte. Se c’è lui in campionato agli altri rimangono solo le briciole. Ma Conte stia attento a Max (Allegri). Già Contro il Pisa il Napoli ha messo in evidenza molte fragilità di squadra, sia fisiche che di confusione. Allegri e Landucci avranno preso appunti, domenica a San Siro ci sarà da ballare. Si ballerà soprattutto visto lo stato di forma di una difesa che in tre partite ha subito cinque gol, non certo numeri contiani. L’ultima volta i toscani nerazzurri al San Paolo, in serie a, misero alle corde un Napoli in disfacimento dopo anni orgiastici. Dopo ben trentacinque anni le cose non sono cambiate. Il Pisa non ha fatto punti al San Paolo per mancanza di esperienza e malizia, ma li avrebbe meritati. Questa volta il Var è stato indulgente con la difesa del Napoli, che ha giocato ad “affonda il pisano”, senza pagare troppe conseguenze. Una squadra d’altro rango sarebbe uscita dal campo con almeno un punto, se non tre.
Al Napoli è bastata la gita a Manchester, che l’ha vista ovviamente perdente, non sia mai si imponga in Europa, per rimanere sulle gambe. Di Lorenzo e De Bruyne, che ieri sera avrebbe meritato meno minutaggio rispetto a Manchester, hanno impressionato per affanno e scarsa lucidità. Non sono gli unici ad aver sofferto. Ma sono quelli che hanno sofferto maggiormente. Per respirare un po’ De Bruyne spesso si abbassava fin quasi sulla linea di difesa per godere di meno traffico cercando il pallone giusto da infiltrare nella parte di campo nerazzurra. Se il belga non fa gol, il Napoli gioca con un uomo in meno. Certamente con lui il Napoli sembra aver trovato un rigorista affidabile. Ma ieri non un’idea, non un lampo, non una giocata. Eppure, ripetiamo, a Manchester la sua partita è durata appena 20′. Stanco non avrebbe dovuto esserlo. In più la presenza dell’ex city, che pascola nelle stesse zolle offensive di Scott, ne inficia le prestazioni, che senza De Bruyne è arrivato diciottesimo al Pallone d’oro 2025. Nel 2026 se continuerà a dover fare da scudiero allo stanco belga, rimarrà certamente fuori dalla classifica dei migliori calciatori europei. Ed i dodici gol in campionato della passata stagione saranno solo un lontano ricordo.
Lo scontro diretto di domenica prossima, contro Max Allegri, dirà molto sulle possibilità di entrambe le squadre di festeggiare a maggio il tombolino di consolazione, alias scudetto. A San Siro, non ci si giocherà un pezzo significativo di tricolore, ma le sensazioni a risultato acquisito daranno più indicazioni narrative che indizi sulla vincitrice del tricolore 25-26. Il dubbi sul Napoli non corrono lo stivale. Come dimostrato negli anni, passando da un progetto all’altro, non è più il campionato italiano il problema. Ed i colpi di Mazzoleni al Var, a favore del Napoli, potrebbero non essere gli unici del campionato. Piaccia o meno, il Napoli è assurta al rango di squadra di potere, parola che i napoletani detestano. E quando in difficoltà, come ieri sera, potrà avvalersi del proprio status per farla franca. Volendo volgere uno sguardo più ampio alla stagione in corso Il problema del Napoli è che come mette il piede fuori dai confini nazionali, diventa un Napolicchio, meravigliosa espressione carratelliana. Percepito dai tifosi, quando si parte per l’estero, come una corazzata che può conquistare il mondo, visti i risultati sembra più una flotilla.
In realtà le premesse della campagna europea del Napoli targato Conte potevano essere diverse. Una volta trovatisi al cospetto del City, Conte o no, il Napoli è diventato quello che abbiamo sempre visto sui campi europei. Una squadra femmina, avrebbe scritto Gianni Brera, per sua fortuna trapassato quando il politicamente corretto era solo stato preconizzato. Evidentemente i passi necessari per diventare una squadra temibile in Europa sono lungi dall’essere compiuti, e le parole del tecnico nel dopo Pisa, danno forza a questa tesi. Il Napoli non è un ristorante da mille euro, non lo sarà mai. Nemmeno con Jeff Bezos. È un ristorante da cento euro. Per diventare grandi in Europa le campagne acquisti da centocinquanta milioni non bastano. In Italia, invece, per vincere può bastare anche Mazzoleni.
di Giuseppe Manzo - Dopo il gol iniziale di Scott, 93 minuti in controllo anche se è mancato il raddoppio e un po' di precisione. Da rivedere il doppio play
di Francesco Pio Galario - Ha ragione lui: è scarsa conoscenza della storia. Peraltro andò alla Juve perché il Napoli di Ferlaino era pieno di debiti. Ma i tifosi (quando fa comodo a loro) sono contro i soldi
di Marco Giordano - Lettera aperta al Napolista. Basta con questa juventinizzazione, con la dittatura del risultato. Italiano ieri non ha solo vinto: ha espresso un'idea. Ha vinto cercando di donare qualcosa a questo sport.
di Sergio Sciarelli - DI SERGIO SCIARELLI - In questo finale di campionato riusciremo a vedere vedere un gioco di attacco che, oltre ad essere piacevole, riuscirebbe a nascondere le debolezze della difesa?
di Thomas Tammaro - Ai quarti di finale sono sempre le stesse squadre, da anni. È un torneo oligarchico in cui i potenti del calcio esibiscono i gioielli di famiglia. È un'esibizione del patrimonio. Gli altri guardano
di Mario Piccirillo - Chiede più soldi al governo, da sottrarre ai proventi dalle pubblicità delle scommesse, per poterli re-investire sul "talento" dei giovani. Una sorta di riciclaggio virtuoso di fondi brutti e cattivi. Ci sono arrivati dopo aver appaltato ad una società esterna uno studio per accertare che la Federazione stessa non funziona. Sono imbattibili
di Salvatore Napolitano - Il rintocco etico è grottesco. Si pretende da lui l'opposizione a Trump o che converta la Fifa in un ente di beneficenza. Fa quello che facevano i suoi predecessori, solo che lui lo fa con maggiori profitti
di Venio Vanni - Fuggito dall'opprimente melassa para-sentimentale della città, è tornato al tramonto di febbraio: la maglia oggi cade meglio, il viso è più smunto e la mascella più affilata
di Thomas Tammaro - Condannato a giornali unificati per aver gridato la verità: il protegé Pulisic (protetto anche dal Fantacalcio) non gli ha passato due palloni decisivi. Ma il "cattivo" è sempre Rafa. Quando Allegri lo ha tolto, il Milan ha prodotto solo inutili cross
Ormai è solo "l'ha toccato o non l'ha toccato". È il calcio per fotogrammi. Il senso complessivo dell'azione è bello che andato. In un simile contesto, è ovvio che la teatralità del calciatore assuma una rilevanza fondamentale
di Massimiliano Gallo - Il Napoli non ha più Osimhen e Kvara da vendere, non può consentirsi un mercato extra-large, dovrà ridurre il monte ingaggi. De Laurentiis (che è uno dei più poveri in Serie A) sta spingendo il club al limite. Adl si trova benissimo con Conte ma Conte non può non conoscere la realtà del Napoli e ormai del calcio in generale
di Armando De Martino - In tre anni, Iervolino ha cambiato dieci allenatori, cinque direttori tecnici, ha ricapitalizzato un paio di volte. Il sogno è durato poco, si è tornati in Serie C la casa naturale del club