Lo sprofondo Juve in crisi di Dna più che di identità. Dopo sei mesi, Thiago brancola nel buio. Almeno Giuntoli ha smesso di ridere

Thiago Motta non ha l’ossessione di vincere. E si vede, avrà commentato da lassù Boniperti (Corsport)
Ecco uno stralcio dell’editoriale del Corriere dello Sport su Juventus-Milan di Supercoppa italiana, a firma Massimiliano Gallo.
Il Milan ha saputo soffrire e non ha mai mollato. E ha vinto. Non ha rubato niente. Conceiçao può ripartire da una certezza: ha una squadra che lo segue.
A Thiago Motta, invece, fin qui non sono bastati sei mesi per avere la stessa certezza. Alla vigilia ha inquietato il mondo Juve con la frase: «Voglio vincere ma non è un’ossessione». E si vede, avrà commentato da lassù Giampiero Boniperti ormai lontano anni luce da questa Juventus che è in crisi non solo di identità ma di Dna. Non si sa più cosa sia la Juve. Ha volutamente smarrito la forza della sua storia. Ha intrapreso un percorso che in teoria vorrebbe essere rivoluzionario ma i rischi sono altissimi. Ieri sera si è fatta rimontare per l’ennesima volta. Era successo col Cagliari, col Lecce, col Venezia (prima di finire 2-2), con la Fiorentina due volte e volendo una volta anche con l’Inter. Il Giuntoli inquadrato nel finale di partita è decisamente diverso da quello impettito e perennemente sorridente che abbiamo osservato per mesi. C’è ben poco da ridere e ci sembra che se ne sia accorto anche lui.
Thiago Motta, la riserva di credito si sta esaurendo (Gazzetta)
Ecco cosa scrive la Gazzetta dello Sport:
L’ha vinta Sergio Conceiçao, l’ha persa Thiago Motta. Dopo un primo tempo in assoluto controllo, Thiago Motta, come contro la Fiorentina, non è riuscito a impedire che la Juve arretrasse per gestire il vantaggio, invece di cercare il ko. Anzi, ha mandato i messaggi sbagliati, togliendo Vlahovic già al 20’ della ripresa e istigando il sorpasso rossonero. Strano, perché è stato chiamato proprio per educare il coraggio, dopo un triennio di fughe all’indietro. La seconda sconfitta stagionale è il modo peggiore per avvicinarsi al Pordoi di gennaio: derby, Atalanta, Milan e Napoli. Thiago non può più sbagliare. I pareggi non bastano più.
La Juve si abbassa troppo e troppo specula invece di cercare il raddoppio. Theo, sugli sviluppi di un corner, sbaglia incredibilmente da un passo (10’). Invece di raccogliere i segnali di pericolo, Thiago opera due cambi che diventeranno la sua croce: fuori Vlahovic e Mbangula per Cambiaso e Gonzalez. Senza un centravanti capace di tenere palla e far salire la truppa, la Signora si schiaccia ancora di più dietro e viene punita di conseguenza. La riserva di credito per Thiago Motta si sta esaurendo. La vittoria non è la sua ossessione, dice, ma ora dovrà diventarlo.
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