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Heysel, «la Juve ha sempre avuto mancanza di memoria, a loro interessava dare valore sportivo a quella coppa»

Il presidente dell’associazione vittime al CorSera: «Mio padre era salvo, scelse di gettarsi nella calca per salvare un bambino e fu travolto»

Heysel, «la Juve ha sempre avuto mancanza di memoria, a loro interessava dare valore sportivo a quella coppa»
Supporters flee 29 May 1985 the scene of riots in Heysel football stadium in Brussels after thirty-nine Juventus football fans died during rioting at the European Cup Final in Brussels. Shortly before kick off the atmosphere turned violent and Liverpool supporters stampeded through a thin line of police towards the rival fans. As the Juventus fans retreated a wall collapsed under the pressure and fans were crushed and trampled to death in the panic. AFP PHOTO DOMINIQUE FAGET (Photo by DOMINIQUE FAGET / AFP)

Domani la Nazionale di Spalletti giocherà contro il Belgio all’Heysel, lo stadio tristemente noto per le morte di 39 tifosi durante la finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus. Il Corriere della Sera ha intervistato Andrea Lorentini, presidente dell’associazione delle vittime della strage dell’Heysel. I tempi sono maturi per parlare di una tragedia nazionale?

«Sì, non è stata solo una tragedia di parte: oltre ai tifosi juventini, a un fotografo di Reggio Emilia e a 7 stranieri, quanti sanno che sono morti anche tre interisti?».

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Heysel, la Juve ha sempre mostrato mancanza di memoria

La storia di suo padre Roberto resta unica. Forse in tanti non la ricordano più.

«Lui era già salvo, ma ha scelto di gettarsi nella calca per salvare un bambino e mentre gli praticava la respirazione bocca a bocca è stato travolto. Da medico ha sacrificato la sua vita ed è un esempio che portiamo ai giovani nelle scuole: anche in un momento così drammatico c’è la speranza di un gesto positivo ed eroico. Lui ha vissuto fino alla fine per aiutare gli altri e la medaglia d’argento al valore civile è una testimonianza per tutti».

Il rapporto con la Juve come si è evoluto?

«C’è sempre stata una mancanza di memoria fin da subito e non siamo mai arrivati alla piena condivisione della vicenda, per cui noi facciamo il nostro percorso: la logica adesso è proprio quella di elevare la tragedia da vicenda di parte, con i morti e lo scalpo del nemico, a una tragedia europea e italiana».

Lei è stato molto critico con Boniperti.

«Lui aveva necessità di dare un valore sportivo a quella Coppa, l’unica che mancava nella sua parabola di presidente. Per noi si fa fatica a dare un significato sportivo a un trofeo che si è giocato con 39 cadaveri a bordo campo. Per la Juve, più si parlava della tragedia e più quella Coppa perdeva di significato».

Per il quarantennale farete qualcosa assieme alla Juve?

«Con Andrea Agnelli ci siamo incontrati per iniziare un rapporto diverso, ma non ci siamo pienamente riusciti. E con la nuova dirigenza non sappiamo se potremo aprire un nuovo capitolo: preferisco non sbilanciarmi».

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