Al Sunday Times: «Non avevo nessuno con cui parlare. Ricordo quando non avevo soldi, i sacrifici dei miei genitori, mi ha dato un vantaggio»

Hamilton ha rilasciato una lunga intervista per il Sunday Times, dove ha parlato della sua carriera in Formula 1, ma anche delle sue difficoltà vissute nella vita privata.
La sua famiglia si è sacrificato tanto per permettergli di correre.
«Sono grato di aver avuto questa esperienza. Ricordo quando non avevo soldi. Ricordo i sacrifici dei miei genitori. Sento che mi ha dato un vantaggio».
Poi sulla firma con la Ferrari:
«Sono state montagne russe di emozioni dal momento in cui ho firmato il contratto —dirlo al mio capo (ndr Toto Wolff) è stato terrificante. Ma è così eccitante perché ricordo da bambino che guardavo Michael [Schumacher]. Ogni pilota guarda quella macchina e tu ti chiedi, ‘ Come sarebbe sedersi nell’abitacolo della rossa?»
Hamilton e il razzismo subito
Hamilton ha raccontato di aver sofferto per il bullismo e il razzismo subito.
«Non c’era scampo. Lo si sperimenta a scuola, nei parchi, camminando per la città. Non l’ho capito e i miei genitori non me ne hanno mai parlato. Non mi hanno mai spiegato cosa stava succedendo. Mio padre diceva: “Tieni la testa bassa, tienitelo dentro, non dire nulla, battili in pista, è tutto ciò che puoi fare».
Il sette volte campione del mondo ha raccontato di aver combattuto per tutta la sua vita con la sua salute mentale.
«Quando avevo vent’anni ho passato dei periodi difficili. Voglio dire, ho lottato con la salute mentale per tutta la vita».
Di cosa stiamo parlando, chiedo. Ansia, depressione?
«Depressione. Fin dalla tenera età, quando avevo tipo 13 anni. Penso sia stato a causa della pressione delle gare e dei problemi a scuola. Il bullismo. Non avevo nessuno con cui parlare».
E quando gli viene chiesto se ha mai parlato con un professionista, Hamilton dice:
«Ho parlato con una donna, anni fa, ma non è stato molto utile. Oggi vorrei trovare qualcuno».