Al CorSport: «Djokovic sembra più umano. Dubito che Jannik sia al 100%. Anche prima c’erano molti infortuni, di certo la fitta programmazione non aiuta»

John McEnroe, soprannominato The Genius, è stato intervistato dal Corriere dello Sport in occasione dell’inizio del Roland Garros. Già a leggere le sue risposte si capisce subito che si tratta di un grande esperto e che i suoi giudizi e le sue opinioni sono ancora taglienti come lo era il suo rovescio.
«Sarà il Roland Garros più incerto degli ultimi vent’anni. Tre o quattro grandi favoriti ce ne sono, ma qui saranno in tanti ad avere una chance, soprattutto chi riuscirà ad arrivarci integro».
McEnroe: «Dubito che Jannik sia al 100%»
Torna Rafa Nadal:
«Ha il primo turno più duro mai giocato in tutta l’era Open. Dipenderà da lui. Rafa ama giocare, ma a un certo punto il tuo corpo ti dice che è arrivato il momento. Per me può fare quel che vuole, una sconfitta non macchierebbe quanto fatto sin qui. Chance di vittoria? Se dovesse vincere sarebbe la cosa più sconvolgente a cui abbia mia assistito. Anche Mohammad Ali uscirebbe dalla sua tomba!».
Come si presenta Djokovic secondo McEnroe?
«Non so quanto sia motivato e se sia in forma come lo era un anno fa. Per me ha in testa solo gli Slam e le Olimpiadi, non sembra così concentrato sugli altri tornei, appare più umano adesso, un uomo di 37 anni che non ha più le certezze di qualche tempo fa».
E il suo diretto avversario, Sinner, come arriva?
«Il Roland Garros è uno Slam, ed è lì che i top player vogliono giocare. Ai miei tempi contava chi aveva il record migliore a fine anno, oggi conta invece quanti Slam si collezionano a fine carriera. Dubito che Jannik sia al 100%. Non ha svolto una preparazione ideale, voleva giocare più partite per costruire la fiducia giusta per pensare di poterlo vincere. Non è andata così e adesso non so quel che potrà accadere».
Il tennis subissato da infortuni. McEnroe sottolinea però come ci siano sempre stati gli infortuni:
«Anche prima c’erano molti infortuni. Noi facevamo un gioco diverso, ci allenavamo in modo diverso. Non so se l’aver allungato alcuni eventi come Madrid e Roma possa aver aiutato i giocatori, bisognerà ragionarci perché sono in tanti ormai ad accusare problemi. Non ho una risposta sicura, ma una programmazione troppo fitta di certo non aiuta».