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Osimhen, ci voleva De Laurentiis per scoprire l’acqua calda: cioè che Victor andrà via a giugno

Tre per uno tre. Tre per due sei. Tre per tre nove. Il presidente ferma il dibattito da seconda elementare.

Osimhen, ci voleva De Laurentiis per scoprire l’acqua calda: cioè che Victor andrà via a giugno
Ci Napoli 16/12/2023 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Carmelo Imbesi/Image Sport nella foto: Victor Osimhen-Edoardo Goldaniga

Osimhen, ci voleva De Laurentiis per scoprire l’acqua calda, cioè che Victor andrà via.

Tre per uno tre

Tre per due sei

Tre per tre nove

Quando si parla di calcio, chissà perché tutto debba essere ridotto al livello di seconda elementare. Per quattro settimane alcuni media hanno tenuto su un dibattito surreale sul futuro di Osimhen. Era chiaro persino agli eschimesi che il rinnovo con la clausola a 120 milioni sarebbe stato propedeutico alla partenza del nigeriano. Di fatto Osimhen ha già la squadra in cui andrà a giocare. C’era da trovare solo un accordo col Napoli in modo da far incassare una somma congrua al club. Le parti hanno così trovato l’accordo: De Laurentiis gli ha riconosciuto l’aumento retroattivo (10 milioni di euro netti per questa stagione) e il nigeriano ha firmato il rinnovo con la clausola.

A De Laurentiis va riconosciuto il merito di aver fermato il dibattito da seconda elementare.

Il finto stupore per le parole di Osimhen alla Cbs

di Massimiliano Gallo per il Napolista

Il calcio in Italia, nella sua rappresentazione mediatica, è un mix tra commedia degli equivoci e commedia dell’assurdo. È raro ascoltare qualche descrizione della realtà che non contenga tracce o vagonate di ipocrisia, di tentativi di indorare la pillola della realtà. Il motivo non lo conosciamo. Forse per ingraziarsi i protagonisti, che di volta in volta sono i club, gli allenatori, i calciatori, o forse perché da noi resiste la convinzione che a seguire il calcio siano soprattutto incolti, gente rozza, dal quoziente intellettivo di meno trenta. O forse perché, come dicevano le nonne, certe cose è meglio tenerle per sé: pare brutto.

E così accade che un fatto come il recente rinnovo di Osimhen col Napoli, firmato in extremis prima che decadesse il decreto crescita, venga analizzato in maniera antitetica da qualche media e dalla stragrande maggioranza dei tifosi. Qualche media ha provato a raccontare la favola che fosse un vero e proprio rinnovo, che equivalesse alla permanenza a Napoli del nigeriano. Tra i tifosi non ci ha creduto quasi nessuno. Per non dire nessuno. Rinnovo con adeguamento di stipendio retroattivo. È un’operazione, legittima, sacrosanta e oseremmo dire doverosa, che tutela il Napoli nel prossimo mercato. Osimhen andrà via al prezzo della clausola – di circa 120 milioni – e De Laurentiis non perderà soldi importanti come avvenuto nel caso di Zielinski e di tanti altri in passato.

Non solo è talmente evidente ma in fin dei conti nessuno ha battuto ciglio. Che il calcio sia un’industria e che i club siano aziende ormai lo hanno interiorizzato pure coloro che questa visione la detestano e la criticano. Andrebbero fatti i complimenti al Napoli perché, sia pure in extremis, ha posto rimedio a un’estate sciagurata trascorsa assieme al procuratore di Victor mentre nessuno pensava realmente al mercato del Napoli e infatti le conseguenze si sono viste. Perché non raccontare la realtà per quella che è? Non si capisce. Senza dimenticare che in caso di permanenza, il Napoli dovrebbe versare al nigeriano dieci milioni netti l’anno. È superfluo aggiungere altro.

Nessuno si è stupito per le dichiarazioni dell’agente di Kvaratskhelia che saranno state prive di bon ton ma che equivalevano a verità. L’unico dubbio è se Victor andrà effettivamente in Arabia Saudita o in Premier. Ma che se ne andrà, è chiaro a tutti. ben prima che lo facesse capire lui nell’intervista alla Cbs. Motivo per cui a Napoli non c’è stata alcuna crisi ieri dopo l’intervista del nigeriano. È stata la scoperta dell’acqua calda. Ma è dura convincere alcuni giornalisti che essere tifosi non equivale proprio a essere deficienti.

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