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L’agente di Donnarumma: «Al Milan aveva trovato una zona di comfort, rischiava di appiattirsi»

A Dazn: «Sapeva che avrebbe giocato sempre anche se Ibrahimovic lo martellava. C’era la Juve interessata, noi abbiamo sempre aspettato il Milan»

L’agente di Donnarumma: «Al Milan aveva trovato una zona di comfort, rischiava di appiattirsi»
Parigi (Francia) 28/09/2021 - Champions League / Paris Saint Germain-Manchester City / foto Imago/Image Sport nella foto: Gianluigi Donnarumma

Enzo Raiola, agente anche di Gianluigi Donnarumma, portiere del Psg, ha parlato ai microfoni di Dazn del suo assistito e della trattativa che lo ha portato nel club parigino:

«I percorsi dei giocatori sono un po’ legati al suo livello. Lui a 17-18 anni aveva i migliori club al mondo che lo volevano, tutti. E il Milan non era tra i migliori. Noi come agenti avevamo il dovere di dire al calciatore che deve essere premiato quando hai dietro società come il Real Madrid. Nonostante aver assistito a un appuntamento nella sala trofei dei Blancos, ha deciso di dare un’altra possibilità al Milan, sperando che poi negli anni sarebbe tornato quello che era stato in passato. Questo poi non è successo, tranne l’ultimo anno quando i rossoneri si sono qualificati per la Champions all’ultima giornata. Se avete le immagini di quel match vi renderete conto che lui era quello che stava peggio, perché sapeva che era l’ultimo giorno con la maglia del Milan» .

Perché alla fine Donnarumma è andato via?
«Un’altra cosa che Mino mi ha insegnato è che, se un giocatore può salire di livello, devi dargli quella possibilità sennò si appiattisce. Inutile dirlo, ma Gigio al Milan aveva trovato una zona di comfort, sapeva che avrebbe giocato sempre lui ed era un po’ una nostra preoccupazione. Appiattendo un po’ le sue qualità, sarebbe potuto diventare un portiere come gli altri. Anche lui in alcune cose ha avuto momenti in cui abbiamo pensato che potesse appiattirsi. Invece al Psg con Navas dietro e tante pressioni è cambiato molto sotto l’aspetto professionale. Era un professionista, ora è un super professionista. In questi 6 mesi al Psg è primo, si è qualificato agli ottavi, ha giocato 3 partite e ha contribuito a portare l’Italia agli Europei… Non so cosa chiedergli di più. La gente guarda il fallo da ultimo uomo di espulsione…

L’accanimento eccessivo parte tutto dall’Italia, in Francia non è così. Io penso che sia così perché la stampa è un po’ pro-Milan e il suo addio non è stato visto bene. Porta like attaccarlo, porta visualizzazioni… Questo attacco mediatico spero si allievi un po’, non tanto per il Milan, capisco la delusione dei tifosi, ma con l’Italia fa rabbia. Abbiamo insegnamenti anche in Inghilterra, la Nazionale va sostenuta».

Era un addio già scritto da tempo?
«Non l’avevamo fatto, Mino spiegava al Milan che non lo avrebbe mai portato a zero, noi eravamo indirizzati dal lasciarlo lì con la Champions, anche se c’era la paura di appiattirlo. Con Ibrahimovic aveva avuto uno scatto, lo martellava, una mattina lo svegliò due ore prima per farlo allenare. Comunque, c’era la Juventus interessata, però quando ci comunicarono che non lo volevano più, andammo da Al-Khelaifi e lui chiese: ‘Ma è libero?’. Alzò il telefono, chiamò Leonardo e da lì partì la trattativa».

Perché avete chiamato il Milan?
«Per fare una chiacchierata, per capire se volevano portare avanti il discorso con la Juventus. C’è sempre stata questa cosa di aspettare, di non preoccuparsi, però la proprietà penso disse che non voleva più aspettarci e puntarono su Maignan che faceva parte dello stesso gruppo del presidente. Per me è stata una forzatura».

Il mancato passaggio alla Juve è dipeso più da Donnarumma o dal Milan?
«Donnarumma, non se l’è sentita di rimanere in Italia».

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