ilNapolista

È stato bello, bellissimo. Ora, però, il Napoli non viva guardando all’indietro

Spalletti saluta, De Laurentiis si proietti nel futuro. Evitiamo di vivere con le ombre del passato, trentatré anni sono tanti

È stato bello, bellissimo. Ora, però, il Napoli non viva guardando all’indietro
Napoli's Italian coach Luciano Spalletti waves prior to during the Italian Serie A football match between Napoli and Sampdoria on June 4, 2023 at the Diego-Maradona stadium in Naples. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

Il giorno del dì di festa. L’ultimo, presumibilmente. Il Napoli chiude la sua stagione perfetta battendo 2-0 la Sampdoria con gol di Osimhen su rigore e Simeone. Una stagione cominciata l’estate scorsa con la città e la tifoseria sul piede di guerra contro De Laurentiis e il Napoli tutto, terminato con uno scudetto vinto con mesi d’anticipo. Non è l’unica incongruenza dell’annata. Qui non si vinceva il campionato da trentatré anni e ora che è stato stravinto, il Napoli – per non farsi mancare mai niente – non ha alcuna certezza del suo futuro. Luciano Spalletti non ci sarà più e, al di là di evidenti ipocrisie dell’ultima ora, il suo rapporto con De Laurentiis di fatto non è mai esistito. Negli ultimi mesi Spalletti se ne lamentava con chiunque lo incrociasse. Ora prova a dire che è tutto rose e fiori, che va via per troppo amore. Noi ci limitiamo a dire che ha tanti pregi, tantissimi, ma non avrebbe mai potuto fare l’attore. Recitare non fa per lui.

Non solo Spalletti, anche Cristiano Giuntoli ritiene conclusa la sua esperienza a Napoli. Sia chiaro, per certi versi è meglio. Se devono essere chiuse, è bene che le belle storie vengano chiuse rapidamente. A patto che si volti definitivamente pagina e si guardi avanti. È stato bello, bellissimo. Ma se Spalletti ha deciso di voler chiudere, un grande club ne prende immediatamente atto e volta pagina. In teoria anche l’ambiente dovrebbe seguire questa strada ma ci accontenteremmo del club. Dopo trent’anni di ombre di Maradona, vogliamo vivere con l’ombra di Spalletti? Anche no, grazie. Al momento, De Laurentiis non ne sta uscendo bene. Pure le pietre sanno che è lui il pomo della discordia. E tutti ormai si soffermano sulla difficoltà di lavorare con il presidentissimo. Fin qui va detto che ne è sempre uscito al meglio dai momenti complicati. Il Napoli ha sempre, e ribadiamo sempre, superato ogni possibile crisi uscendone più forte e competitivo di prima. Ma gli anni passano e il timore degli effetti della sensazione di onnipotenza ci sono, è inutile negarlo. Noi siamo fiduciosi.

L’importante è non voltarsi indietro. Il Napoli non dimentichi com’è arrivato al successo, stravolgendo la squadra, lasciando partire calciatori considerati indispensabili. Nel frattempo un po’ di cose sono cambiate. De Laurentiis è diventato il miglior amico degli ultras. Non apre bocca senza dire frasi intrise di populismo. Può andar bene per la festa. Di certo non per continuare a essere competitivo. Questa sarà la sfida più importante del suo Napoli. Dimostrare che è realmente diventato un grande club. E che non ci vorranno altri trentatré anni per festeggiare.

ilnapolista © riproduzione riservata