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“La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigata”, i racconti postumi di Andrea Camilleri

Il flusso narrativo dello scrittore scomparso nel 2019 riprende grazie a due racconti inediti e ad altri pubblicati su settimanali e quotidiani  

“La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigata”, i racconti postumi di Andrea Camilleri

Quando muore uno scrittore di successo di lettura popolare come Andrea Camilleri ci sembra che si interrompa non solo una vita ma anche un flusso narrativo di racconto. È per questo che la notizia della pubblicazione del libro di racconti “La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigata (pagg. 272, euro 15)” ci ha dato molta gioia di potere – quel flusso narrativo – riprendere.

Due racconti “La prova” e “La guerra privata di Samuele, detto Leli” sono inediti, mentre gli altri – “L’uomo è forte”; “I quattro Natali di Tridicino”, “La tripla vita di Michele Sparacino”, e “La targa” – sono comparsi d’occasione in altri quotidiani e settimanali, anche di settore.

Mentre leggiamo il primo “La prova” che è un laico ed esilarante racconto sui costumi sessuali e sociali degli italiani ci interroghiamo sul perché Camilleri ci piaccia tanto: a noi che quello che piace agli altri non ci faccia sempre sangue. Oltre al discorso sulla lingua che ha risuscitato l’alfabeto pirandelliano ridando dignità al dialetto di Girgenti, la ragione risiede nel dato che il Maistra Camilleri non ha mai tralasciato la vita di tutti noi: quel quotidiano che viene invece adulterato in TV con quelle cronache in diretta che lo consegnano ad una fiction narcisistica ed autoreferenziale. Partendo invece da notizie di cronaca, da ricordi personali o da cronachette storiche sciasciane, Camilleri ha riempito di contenuti utili il suo dettato narrativo.

Un esempio è dato anche dal racconto “L’uomo è forte” che narra della crisi industriale in una fabbrica di mattonelle: chi scrive più di lavoro operaio al giorno d’oggi? Autori come Volponi sono considerati residuati letterati bellici: in verità anche i TG dedicano poco spazio a quella che è una vera e propria deindustrializzazione che il nostro Paese subisce da decenni. L’unica mortificante cantilena funebre è la conta dei morti su un lavoro che non c’è: direbbe Mughini, in una Nazione ferma a trent’anni fa come produttività e che quindi ha salari da fame ed un’evasione vergognosa. Camilleri invece sa entrare nei pensieri delle persone che vivono questo quotidie confuso e fa riflettere.

Degno erede di Leonardo Sciasci – di cui domani ricorrono i 33 anni dalla morte – e che “credeva che il letterato dovesse osservare prima di scrivere e capire prima di agire”.

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