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Mogol: «Il mio canto libero parla della mia nuova compagna dopo la separazione»

Al Messaggero: «In un mondo che non ci vuole più. Separarsi era una colpa per la Chiesa e la società. È una canzone che ha unito tante persone»

Mogol: «Il mio canto libero parla della mia nuova compagna dopo la separazione»

Il Messaggero intervista Mogol, 85 anni, che a Santa Severa porta in scena le canzoni scritte con Lucio Battisti e interpretate da Gianmarco Carroccia che fisicamente somiglia al celebre cantante.

Ricorda come nacque La canzone del sole

«Descrissi un amore infantile. Lei si chiamava Titti, aveva 6 anni e abitava a meno di un metro da casa mia. Io avevo 5 anni ed ero perdutamente innamorato di lei. La canzone parlava di un incontro che in verità non c’è mai stato con una Titti ormai adulta, partendo però dal ricordo di com’era da piccola».

La canzone più cantata, durante queste serate?

«Difficile dirlo: i brani scritti insieme a Lucio sono tutti considerati dei veri e propri classici della canzone italiana. A naso, comunque, direi Il mio canto libero. Incredibile come un testo che raccontava un periodo delicato della mia vita abbia unito così tante persone, negli anni».

A cosa si riferisce?

«La scrissi dopo essermi separato dalla mia prima moglie, Serenella. Era il 1972. All’epoca separarsi era una colpa sia per la Chiesa che per la società. Io e la mia nuova compagna (la poetessa e pittrice Gabriella Marazzi, alla quale fu legato per sette anni, ndr) ci trovammo isolati. Ma il nostro amore era più forte: In un mondo che non ci vuole più / il mio canto libero sei tu. E il sentimento che ci univa volava sulle accuse della gente, sorretto solamente da un anelito di vero amore. Ci incontravamo clandestinamente in un mulino in mezzo al bosco, quello citato nella seconda parte della canzone»

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