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Mancini: «Prima della Svizzera magari avremmo potuto chiamare Balotelli, gli errori si fanno sempre»

Alla Gazzetta: «Immobile non ha detto che lascerà. A Donnarumma non dirò di giocare meno coi piedi ma di stare più attento a quando farlo» 

Mancini: «Prima della Svizzera magari avremmo potuto chiamare Balotelli, gli errori si fanno sempre»
Mg Monchengladbach (Germania) 14/06/2022 - Uefa Nations League / Germania-Italia / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Roberto Mancini

La Gazzetta dello Sport intervista il commissario tecnico della Nazionale italiana, Roberto Mancini. Dice che è stato tentato dal lasciare sia dopo l’Europeo che dopo l’eliminazione dal Mondiale.

«Più la seconda volta: mi sono trovato in una situazione molto difficile. Un po’ ci ho pensato dopo Wembley, ma c’era il Mondiale a poco più di un anno».

Con il senno di poi, è un errore non aver chiamato Balotelli per le gare con Svizzera e Irlanda del Nord?

«Prima di giocare con la Svizzera avevamo avuto dieci infortunati, fra cui Immobile: per una partita così, in un momento della stagione faticoso, chiamare Mario ci poteva stare. Ma gli errori si fanno sempre, anche quando le cose vanno bene».

Magari anche, quella sera all’Olimpico, non fermare Jorginho prima del rigore.

«Ero sicuro che segnasse: consideravo fuori da qualunque immaginazione che potesse sbagliare all’andata e al ritorno».

Come pensa di risolvere il problema dell’assenza dei gol?

«Se servirà, non avremo problemi a cambiare tipo di gioco per favorire gli attaccanti: possiamo valutare anche di giocare con due punte invece che con una centrale e due esterni».

E anche con la difesa a tre, che ha già provato?

«Si può lavorare pure su quella: non si vince per forza con un solo sistema. Ma recuperando Chiesa, e con Berardi in più, si può continuare anche così… Quel che conta è avere gente che giochi ad alto livello e arrivare al gol con il gioco, come abbiamo sempre fatto».

Scamacca al Psg è una brutta notizia per un c.t.?

«No, no, anzi: glielo consiglierei senz’altro. Giocare all’estero regala esperienza, fa conoscere un calcio diverso, situazioni differenti. Aiuta a crescere. Ha tutto per essere un grande centravanti e lo sa. Però ci deve mettere qualcosa di più, anzitutto nel carattere: quando il livello si alza, qualità tecniche e fisico ti aiutano, ma non bastano».

Su Immobile:

«Ha trent’anni, per noi è sempre stato un giocatore fondamentale: perché no? Ci ho parlato a maggio, pensavo potesse essere convocato ma mi ha detto che non stava bene: credo sarebbe venuto, a me non ha mai detto che non verrà più. Per me è l’attaccante che ha segnato di più negli ultimi anni».

Su Donnarumma: non gli dirà mai: «Gioca di meno con i piedi»?

«No, ma gli dirò: “Stai un po’ più attento”. Ci sono volte che non si può: tanto più contro squadre forti come la Germania, in una squadra con compagni così giovani, che non hanno praticamente mai giocato insieme».

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