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I presidi: «I trasporti preoccupano. Gli studenti non sono operai: impensabili i turni in classe»

Il presidente Anp, Giannelli, a Libero: «Niente tamponi gratis ai prof no vax. Vorremmo togliere la mascherina in classe, ma per la privacy non possiamo verificare chi è vaccinato»

I presidi: «I trasporti preoccupano. Gli studenti non sono operai: impensabili i turni in classe»

Su Libero un’intervista al presidente dell’Anp, Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli. Oggi molte scuole riaprono i battenti, ma ancora manca un protocollo di sicurezza che riguarda il personale scolastico a contatto con i bambini.

«Il punto non risolto è il pagamento del tampone. La nostra posizione è che lo Stato non deve pagare i tamponi ai dipendenti della scuola che non si vogliono vaccinare, perché già offre la possibilità di vaccinarsi gratis. Se lo rifiutano, è giusto che il tampone se lo paghino. E ovviamente non mi riferisco a chi non può vaccinarsi per ragioni di salute».

Il ministro Bianchi ha prima dichiarato che in una classe con alunni tutti vaccinati è possibile togliere la mascherina, poi ha detto che l’obbligo di indossarla resta. Giannelli spiega:

«Noi non possiamo entrare in una classe per chiedere chi è vaccinato e chi no. Violeremmo le leggi sulla privacy e rischieremmo di fare emarginare dai loro compagni i ragazzi non vaccinati. Pensi cosa potrebbe accadere in una classe con venti quindicenni vaccinati e cinque che non lo sono. Non mi riferisco solo ai ragazzi, ci sono anche le loro famiglie. I problemi sociali e psicologici possono essere enormi. Dunque, noi consideriamo la possibilità di togliere la mascherina in una classe in cui tutti sono vaccinati come un auspicio, che condividiamo, del ministro. Però avvertiamo che ciò si potrà fare solo con un particolare escamotage tecnico. Ci serve un’applicazione che dia alla segreteria della scuola la “luce verde” per una classe dove tutti sono vaccinati, e dunque è possibile fare lezione senza mascherina, e la “luce rossa” se almeno uno non è vaccinato. Senza dirci di chi si tratta: noi non lo possiamo e non lo vogliamo sapere. Fare una cosa simile non pare complicato, visto che la app per il controllo del Green pass già accede al database dei vaccinati».

Giannelli parla anche della Dad: non è finita, come invece dice il ministro Bianchi.

«La Dad è finita perché il principio del distanziamento viene derogato e dunque possiamo tenere tutti gli alunni in classe. Il ministro però sa bene che, quando si registrerà un alunno positivo, il protocollo di gestione del cluster prevede di mettere in quarantena tutta la classe: per sette giorni gli alunni vaccinati e per dieci giorni quelli non vaccinati. In quel caso, la Dad sarà inevitabile. Ho chiesto al Cts di valutare se sia possibile ridurre un po’ i tempi della quarantena. Ma è chiaro che si tratta di una valutazione di tipo sanitario, che non mi permetto di fare. Io posso solo dire che sarebbe un grande vantaggio per la didattica».

La preoccupazione più grande dei presidi, però, al momento, riguarda la situazione dei trasporti.

«Perché su quel fronte, nell’arco di diciotto mesi, non abbiamo registrato miglioramenti sostanziali. Ci sono situazioni sporadiche, come Lecce, dove equipaggiandosi con qualche mezzo in più e attrezzando qualche corsa dedicata sono riusciti a non chiedere alle scuole gli scaglionamenti degli orari di ingresso e d’uscita. Non comprendo perché la stessa cosa non si faccia pure altrove».

Giannelli conferma che anche quest’anno ci saranno scuole che attiveranno orari differenziati di ingresso.

«Sì. Molti tavoli prefettizi hanno chiesto alle scuole di praticare due turni: uno con l’entrata verso le 8 e l’altro con entrata verso le 10, e quindi uscita intorno alle 16. Noi lo riteniamo inaccettabile: è deleterio per le famiglie, per gli studenti e per l’organizzazione delle scuole. Non si può pensare che ragazzi di 13, 15 anni, lavorino a turni come gli operai di una fabbrica e che alcuni di loro tornino a casa alle cinque e mezza del pomeriggio, senza avere ancora pranzato. In questo anno e mezzo molti nostri politici hanno fatto a gara a chi diceva con maggiore convinzione che la scuola è al centro della società e della loro agenda. Frasi molto condivisibili. Poi, però, bisogna passare ai fatti. Ad esempio, potrebbero far aprire più tardi alcuni uffici, o alcuni negozi, per fare in modo che tutti gli studenti possano entrare alle 8. Se invece si ritiene che lo stravolgimento delle abitudini di vita e di studio di milioni di ragazzi sia una questione marginale, lo si faccia pure. Però non si dica più che la scuola è in cima alle loro preoccupazioni».

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