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Scuola, il documento di 200 presidi italiani: “Senza regole univoche non si potrà riaprire”

Le proposte (più puntuali di quelle della Azzolina) dei dirigenti: “Ripristiniamo gli spazi interni. E bisogna assumere più personale per diminuire il numero di alunni per classe”

Scuola, il documento di 200 presidi italiani: “Senza regole univoche non si potrà riaprire”

Dopo mesi di silenzio e promesse, sono arrivate le linee guida del Ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole a settembre. Piuttosto generiche, la ministra Lucia Azzolina ha chiarito che si tratta solo di suggerimenti e che a decidere, su molti aspetti, dovranno essere, in sostanza, i dirigenti scolastici. Uno scaricabarile che ha fatto ovviamente infuriare i presidi.

Il documento dei dirigenti scolastici in risposta alle linee guida della Azzolina

Più di duecento dirigenti di tutta Italia hanno così inviato un documento estremamente circostanziato al  Premier Conte, alla Azzolina, ai presidenti delle Regioni e agli assessori regionali all’Istruzione. E ancora ai sindaci, alle istituzioni scolastiche regionali, ai direttori generali delle Asl ed alle organizzazioni sindacali. Quattro pagine di documento (altre 4 solo di destinatari) in cui analizzano le linee guida, pongono le loro obiezioni ma, soprattutto, fanno delle proposte concrete.

Nel documento, pur riconoscendo lo sforzo compiuto dalle Istituzioni nel fronteggiare un evento senza precedenti come la pandemia, i presidi

“manifestano la loro preoccupazione per l’assenza di una strategia di intervento sinergica, concreta ed univoca, applicabile in tutte le scuole del territorio nazionale, che consenta il rientro a scuola a settembre in sicurezza”.

La seconda ondata prevista dagli scienziati, scrivono, potrebbe pregiudicare ancora una volta il regolare svolgimento delle attività didattiche. E’ dunque questo il momento in cui occorre pensare a come rimodulare il tutto.

Tanto per cominciare, la didattica a distanza non può essere riproposta,

“sia per ragioni strutturali (molte famiglie non hanno gli strumenti adatti e l’infrastruttura di rete è ancora diffusamente carente sul territorio nazionale), sia per ragioni di carattere pedagogico ed evolutivo”.

Non è possibile, continuano, che ciascuna scuola decida in autonomia in merito alla quota oraria standard da garantire e alla sua articolazione, né sulla durata dell’anno scolastico, sulle dotazioni strumentali e sulle procedure di sicurezza. Occorre che le decisioni siano univoche in tutta Italia per evitare che si formino sperequazioni.

Per quanto riguarda i dispositivi di sicurezza (mascherine, visiere, camici, detergenti ecc) necessari per  il rientro a scuola, il loro costo supera di gran lunga i 30/40.000 euro assegnati a tale scopo a ciascuna scuola, dunque sono necessari più soldi.

Il distanziamento sociale non è applicabile alla maggior parte delle aule scolastiche e non è praticabile, continua il documento, né si può pensare di utilizzare spazi all’aperto,

“soprattutto nel caso delle scuole campane, già costrette alla chiusura anche solo per condizioni meteorologiche avverse, e i cui spazi esterni risultano spesso pericolosi o interdetti”.

Non è nemmeno pensabile utilizzare strutture alternative come oratori e musei perché ci sarebbero problemi di responsabilità, vigilanza, sanificazione, assicurazione e accompagnamento degli alunni.

Anche la divisione della classe in presenza e a distanza non è praticabile, soprattutto per i più piccoli.

“Stravolge l’idea stessa di ambiente di apprendimento e socializzazione” e “rende impossibile l’affiancamento individualizzato, finalizzato all’inclusione, degli alunni in maggiore difficoltà”.

I suggerimenti

Alle obiezioni elencate, i dirigenti fanno seguire una serie di suggerimenti ponderati e concreti.

Ripristinare gli spazi delle scuole

Occorre approfittare dei mesi estivi per effettuare interventi di manutenzione ordinaria per il ripristino di bagni, uscite di sicurezza e liberazione, all’interno degli istituti, degli spazi occupati da suppellettili inutilizzabili. Oltre alla manutenzione di palestre e cortili inagibili e dei tanti servizi igienici non funzionanti.

“Si tratta di interventi semplici, non troppo onerosi e realizzabili in tempi rapidi. Prima di cercare spazi esterni bisogna rendere nuovamente abitabili quelli delle scuole”.

Piano straordinario di assunzioni 

Per garantire le misure di sicurezza occorre il personale. Dunque docenti (in particolare di sostegno) e collaboratori scolastici, oltre che assistenti tecnici, se si prevede di continuare con la didattica a distanza. I presidi chiedono dunque un piano straordinario di assunzioni.

Ridurre il numero di alunni per classe

L’unico modo per contenere sovraffollamento e assembramenti è quello di ridurre il numero di alunni per classe e articolare diversamente l’orario di lezione. La richiesta è che il Ministero

“non imponga la formazione di classi numerose tramite i consueti accorpamenti che ogni anno servono a ridurre la spesa pubblica, ma consenta, anche in organico di fatto, l’attivazione di classi con un numero anche inferiore al minimo attualmente previsto dalla legge e comunque mai superiore al numero di 20 alunni per classe in caso di presenza di un allievo con disabilità, nonché, ove se ne presentasse la necessità, la sopravvivenza di classi in deroga”.

Centralizzare gli acquisti

Le risorse economiche sono assegnate alle scuole in modo frammentato, cosa che non appare una modalità produttiva. Per questo motivo i presidi propongono di creare poche grandi centrali di appalto per gli acquisti in modo da spuntare prezzi migliori e assicurare l’arrivo della merce in tempi più o meno uguali per tutti.

Infine, i presidi chiedono dei tavoli di concertazione per programmare e progettare interventi ad hoc, che si attrezzino le scuole per poter effettivamente continuare a svolgere la modalità di smart working, oltre a fondi aggiuntivi per organizzare percorsi di formazione e aggiornamento in materia di COVID-19 e misure di prevenzione, attuate finora con i propri mezzi.

La presa di posizione finale

Il documento si conclude con una presa di posizione molto chiara. Se mancheranno indicazioni univoche sulle misure di sicurezza da adottare per ripartire in presenza, interventi per aumentare la dotazione organica dei docenti e del personale ATA delle scuole, finanziamenti adeguati per fornire a lavoratori ed utenti dispositivi di protezione e formazione su rischi da contagio, sarà impossibile assicurare una regolare riapertura delle scuole in presenza, da settembre.

“Le proposte qui presentate sono frutto del continuo ascolto delle comunità scolastiche. Ciascuno degli scriventi ha come interlocutori alcune migliaia di persone tra personale scolastico, alunni e famiglie. Tutte le scuole, nei rispettivi territori, rappresentano antenne sensibili ai problemi. Con questo documento si è inteso farsi portavoce delle preoccupazioni che provengono dalle famiglie e dagli studenti che, quotidianamente, ci esprimono il desiderio di ritornare a scuola in presenza quanto prima”.

Ma non si tratta di una posizione di principio. I dirigenti scrivono di essere a disposizione delle istituzioni per ragionare sulla riapertura, per una collaborazione. Anche per tutta l’estate.

Le istituzioni saranno dello stesso parere?

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