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Bob Dylan: «Abbiamo la tendenza a vivere nel passato. Il nostro mondo è già obsoleto»

Repubblica riprende un’intervista al cantautore dal New York Times: «Gli adolescenti di oggi non hanno ricordi. La cosa migliore da fare è entrare in questa mentalità prima possibile, perché diventerà la realtà»

Bob Dylan: «Abbiamo la tendenza a vivere nel passato. Il nostro mondo è già obsoleto»

Repubblica oggi riprende una lunga intervista di Douglas Brinkley a Bob Dylan, pubblicata sul New York Times. E’ musica allo stato puro. Ne riprendiamo solo qualche stralcio.

Il cantautore parla anche dell’assassinio di George Floyd. Negli anni 60 e 70 si è impegnato fortemente per smascherare i privilegi dei bianchi e l’odio razziale presente in America. Come in Hurricane, del 1976, che recitava:

“A Paterson è così che vanno le cose / se sei nero è meglio non farti vedere per strada / se non vuoi cacciarti nei guai”.

Dell’omicidio di Floyd dice:

«Vedere George torturato a morte in quel modo mi ha nauseato. È una cosa indescrivibile. Speriamo che arrivi giustizia per la famiglia di Floyd e per la nazione».

Dylan racconta di pensare spesso alla morte.

«Penso alla morte della razza umana. Il lungo e strano viaggio della scimmia nuda. Non è che voglia prendere la cosa alla leggera, ma la vita di ognuno è estremamente effimera. Ogni essere umano, non importa quanto forte o potente sia, è fragile di fronte alla morte. Io ci ragiono in termini generali, non in modo personale».

E continua:

«Abbiamo la tendenza a vivere nel passato, ma è una cosa solo nostra. I bambini non hanno questa tendenza. Non hanno nessun passato, e quindi sanno soltanto quello che vedono e ascoltano, e credono a qualsiasi cosa. Fra venti o trent’anni saranno loro alla ribalta. Quando vedi qualcuno che oggi ha dieci anni, sai che fra venti o trent’anni sarà lui al potere, e non saprà niente del mondo che conoscevamo noi. Gli adolescenti di oggi non hanno ricordi, e probabilmente la cosa migliore da fare è entrare in questa mentalità il prima possibile, perché diventerà la realtà. Quanto alla tecnologia, rende tutti vulnerabili. Ma i giovani non la pensano così. A loro non potrebbe importare di meno. Le telecomunicazioni e la tecnologia avanzata sono il mondo in cui sono nati. Il nostro mondo è già obsoleto»

Brinkley gli chiede se vede la pandemia di Covid come qualcosa di biblico. Risponde:

«Penso che sia un presagio di qualcos’altro che verrà. È di sicuro un’invasione, ed è diffusa ovunque, ma biblica in che senso? Vuoi dire come una sorta di segnale di avvertimento per le persone, perché si pentano delle loro malefatte? Questo implicherebbe che il mondo sia destinato a una qualche sorta di punizione divina. L’arroganza estrema può avere sanzioni estreme. Forse siamo sulla soglia della distruzione. Ci sono molti modi in cui si può ragionare su questo virus. Credo che si debba semplicemente lasciare che faccia il suo corso».

 

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